domenica 23 maggio 2010

Triplete

Ovvero: quando ci vuole ci vuole. (Anche se il Mou se ne va)


E poi ieri era anche il Pacman Day. E loro, a Mountain View, sono davvero geniali.



Di Las Vegas parlerò un'altra volta. Stasera è giusto emozionarsi un po'. Ecco.

martedì 18 maggio 2010

Varia Umanità

Che quando uno ha davanti a sé poco meno di dieci ore di volo, finisce per studiarseli bene i coinquilini con i quali le trascorrerà. Per lo meno in attesa di Morfeo e del benefico scomodissimo abbiocco. Così, su quell'aereo, ho scoperto che ce ne erano due di comitive inglesi, una tutta al maschile, una tutta al femminile, in viaggio per Las Vegas in un folle quanto dispendioso addio al celibato/nubilato. Dev'essere una nuova moda.
Le ragazze sfoggiavano tutte la stessa maglietta, rosa come ogni Hen Do che si rispetti impone, celebrativa dell'evento. Tranne lei, la sposa, in maglietta color porpora con la scritta The Hen, casomai non fosse abbastanza chiaro il gallineggiamento, minishorts porpora su fuseaux neri e cappello da cowboy, sormontato da un'improbabile papalina di lamè. Porpora, va da sé. Sobria, ecco. Comunque hanno parlato per dieci-ore-dieci, bevuto per dieci-ore-dieci, e si son rifatte il trucco sempre per le solite dieci-ore-dieci, strato dopo strato. Mi ci vedevo, col bisturi in mano, alla ricerca del volto perduto, soffocato sotto i chili di fondotinta.
Comunque son sbarcate dall'aereo più fresche di me, segno che l'età non è una opinione. E mentre io arrancavo verso l'albergo, cercando di resistere ai colpi di sonno, loro già veleggiavano verso i primi casino. Cinguettanti.

mercoledì 12 maggio 2010

Che non è che son stufa...

...della pioggia. Tanto anche se mi lamento non cambia proprio niente, quindi tanto vale abbozzare e rassegnarsi a imbarcar acqua nella scarpine che, per dovere di calendario, hanno ormai sostituito stivali e affini. E' che son certa che di là farà caldo e io non ci ho l'uzzolo di tirar fuori magliette, canottiere e infradito. Sono gli anacronismi che mi fregano. Anameteorismi, forse. Comunque lo so che la valigia la preparo domani notte. Ho la scusa che il viaggio è lungo e dormo in aereo. E non so nemmeno che libri portarmi. Disorganizzata, al solito.

domenica 9 maggio 2010

Résumé

Ovvero, riassunto delle puntate precedenti. Che non ho scritto. Praticamente mi hanno immersa in un frullatore e han girato la manopola alla massima velocità. Non so dove sono stata, cosa ho fatto e perché. La mia sola certezza è che ho fatto cose, visto gente, in svariati luoghi. E altrettanto mi tocca fare nei prossimi giorni. Che in effetti sto leggendo che il vulcano quello là, quello che pronunciarlo non se ne parla ma anche scriverlo è una bella sfida, è tornato a far le bizze. E se continuasse per un po', magari qualcosa potrebbe anche saltare. Comunque nel frattempo nessuno mi ha comprato casa a mia insaputa, e questa potrebbe essere una notizia. In compenso ho visto Departures e a me è piaciuto proprio. Quel bel mix riconciliante che mi ha rimandato a casa col sorriso sulle labbra. Se il vulcano non mi ferma, finisce che mi perdo Shutter Island, ma non ne ho letto meraviglie, a dire il vero. Se il vulcano, invece, mi ferma vado alla Fiera del Libro, che ci ho lì l'accredito e mi rompe da morire buttarlo anche quest'anno alle ortiche. E poi Ibs fa una cosa stile Amazon e io non vedo l'ora di metterci su le mani. Quindi faccio il tifo per vulcano. Mi sembra il minimo.

Comunque ha smesso di piovere, oggi.
E anche questa è una buona notizia.
E poi è la festa della mamma.
Così, per dire.
Tanto dopo l'asilo non glie le insegnano più le poesie.
E non gli fanno nemmeno scrivere i pensierini, ecco.

lunedì 3 maggio 2010

In effetti

... mica siamo la Grecia noi e in fondo nemmeno la Spagna e il Portogallo. Che sarebbe un po' complesso riparlar di austerity, però saremmo almeno obbligati a farlo. E non siamo neppure l'America, che tra marea nera e autobombe ha le sue belle gatte da pelare [e chiedo scusa alle gatte]. No, in effetti che altri problemi ha questo disgraziato Paese, perchè una futilissima partita non debba e non possa diventare caso politico? Mica ci saranno altre priorità, voglio dire. Evidentemente oltre alle teste, pure le agende vuote hanno. Manco un appuntamento dal dentista, che magari gli passerebbe la voglia di parlare. Per dire eh.

Paradossi

E tu che ne pensi?

Chissà se quei 40 che in poche ore hanno commentato l'articolo del Corriere si sono posti il problema. Vabbè. Comunque un'altra domenica sui campi di gara sotto l'acqua non mi ci voleva. Perché mi passa tutta la poesia e son lì che desidero che tutto semplicemente abbia fine, perché non ne posso più del freddo che si annida dentro le ossa e dentro i pensieri. Anche il giornale mi sembra solo un tristissimo dejà-vu, come un'eterna litania che si ripete e uno si domanda per l'ennesima e inutilissima volta quando mai arriveremo a capire che i badili ce li abbiamo in mano già da un pezzo. E comunque, sì, mamma, parto tra 11 giorni, sì mamma devo proprio andare, sì mamma, e che ci posso fare? Anche se mi vien male al solo pensiero dei controlli di sicurezzi. 'Tacci loro.

sabato 1 maggio 2010

Lavorativa.mente


Tralasciando il fatto che un 1° maggio che cade di sabato è quasi una beffa, è proprio l'espressione Festa del Lavoro che mai come oggi mi sembra un ossimoro. Perché se devo stare a guardare i curricula che mi arrivano via mail e i bollettini di guerra che ci si passa tra amici, da festeggiare c'è davvero poco. Anche per chi il lavoro, un qualsiasi lavoro, ce l'ha. E l'altro giorno mi son trovata a dire a un amico di tener duro, che di prospettive ce ne son poche, di tenersi stretto quel che c'è. Anche al prezzo della sua dignità. E mi domando se davvero gli ho dato il consiglio giusto. Non lo so. Ma temo di no.