lunedì 23 gennaio 2012
Volevo cambiare look
Come quando si va dalla parrucchiera. Ora non so se mi piace, perché poi io, a differenza di altri, non è che sto a smanettare con i codici e con l'Html e con tutto il resto. E' un po' una cosa da come viene viene e scelgo a muzzo quel che mi piace di più al momento. Così ho provato questa cosa del design dinamico. Che credo voglia dire che se anche ti sembra in un modo, tu poi puoi vederla in un altro. Me la studio eh. Poi vi dico.
-23
A me l'idea che ventitré giorni di questo nuovo anno siano di fatto già trascorsi un po' mi disorienta. Perché io poi sono quella che non avendo alcuna familiarità con i numeri, poi pretendo di inventarmi alchimie strane. Tipo che undodicesimo dell'anno se ne è quasi andato, che questa è la quarta settimana su cinquantadue e tutte le amenità correlate alla questione.
Comunque non ho iniziato di corsa. E questo è un bene. Cioè mi sono buttata a capofitto sul lavoro [che comunque non ho lasciato nemmeno nelle due settimane di vacanza, solo che era venuto lui a casa con me, invece che io da lui in ufficio], però mi sono anche presa il tempo per altro. E questo fa per lo meno bene all'umore. Che poi l'altro sono gli amici, è un progetto che sto portando avanti con tre colleghi e che prima o poi magari riuscirò anche a far vedere a qualcuno, sono i miei libri, sono le prossime vacanze.
Va beh, con la scusa che siamo in tanti e se non pianifichiamo prima non riusciamo a trovare quel che ci interessa a prezzi umani, in realtà siamo già più che orientati. Lisbona. Sintra. Cascais. Micapizzaefichi, come si suol dire.
Poi ho ripreso il cineforum.
Siamo partiti facili facili, con Midnight in Paris. Non è proprio un imperdibile di Woody Allen eh. Roba da spegnere il cervello, con quel tanto di piacioneria, di verbosità e di incongruenze che riempiono di pecche un film che sa tanto di prodotto. Dimenticabile, comunque.
Settimana scorsa c'era il Faust e io me lo son persa senza eccessivi rimpianti, nonostante i promotori dell'iniziativa si ostinino a definirlo un capolavoro. Segnata dai film di Wajda nella mia giovinezza, ho ben presente cosa significa, in determinati contesti, la parola capolavoro.
Adesso aspetto Miracolo a Le Havre e di questo sono curiosa assai.
Ieri, intanto, per volermi bene e per volerci bene mi sono cimentata nel Latte Imperiale. Che le due ore per far restringere il latte sono belle lunghe. Mi ci sono messa di impegno e buzzo buono, solo che non ho pensato a fare le foto, giusto perché non ho l'animo della foodblogger. E comunque ho trovato una bellissima foto online che non mi fa far figuracce. Perché era buonissimo, ma lo scaravoltamento dalla tortiera con l'anello non è mica venuto così bene.
Comunque non ho iniziato di corsa. E questo è un bene. Cioè mi sono buttata a capofitto sul lavoro [che comunque non ho lasciato nemmeno nelle due settimane di vacanza, solo che era venuto lui a casa con me, invece che io da lui in ufficio], però mi sono anche presa il tempo per altro. E questo fa per lo meno bene all'umore. Che poi l'altro sono gli amici, è un progetto che sto portando avanti con tre colleghi e che prima o poi magari riuscirò anche a far vedere a qualcuno, sono i miei libri, sono le prossime vacanze.
Va beh, con la scusa che siamo in tanti e se non pianifichiamo prima non riusciamo a trovare quel che ci interessa a prezzi umani, in realtà siamo già più che orientati. Lisbona. Sintra. Cascais. Micapizzaefichi, come si suol dire.
Poi ho ripreso il cineforum.
Siamo partiti facili facili, con Midnight in Paris. Non è proprio un imperdibile di Woody Allen eh. Roba da spegnere il cervello, con quel tanto di piacioneria, di verbosità e di incongruenze che riempiono di pecche un film che sa tanto di prodotto. Dimenticabile, comunque.
Settimana scorsa c'era il Faust e io me lo son persa senza eccessivi rimpianti, nonostante i promotori dell'iniziativa si ostinino a definirlo un capolavoro. Segnata dai film di Wajda nella mia giovinezza, ho ben presente cosa significa, in determinati contesti, la parola capolavoro.
Adesso aspetto Miracolo a Le Havre e di questo sono curiosa assai.
Ieri, intanto, per volermi bene e per volerci bene mi sono cimentata nel Latte Imperiale. Che le due ore per far restringere il latte sono belle lunghe. Mi ci sono messa di impegno e buzzo buono, solo che non ho pensato a fare le foto, giusto perché non ho l'animo della foodblogger. E comunque ho trovato una bellissima foto online che non mi fa far figuracce. Perché era buonissimo, ma lo scaravoltamento dalla tortiera con l'anello non è mica venuto così bene.
lunedì 9 gennaio 2012
Svaporamenti
Sul cartiglio del Bacio Perugina bianco che ho mangiato per consolarmi del rientro in ufficio ho trovato scritto: "La fantasticheria è il vapore del pensiero". Victor Hugo, pare. Mica pizza e fichi. In realtà non so se si parli di sogni o svaporamenti. Però in questo inizio d'anno io uno ce l'ho, di sogno. E sto provando a renderlo reale. E mi piace un sacco, anche se gli ostacoli a volte mi sembrano più alti delle possibilità. Ma tanto svaporata lo sono di mio. Un po' di più, un po' di meno, che male fa?
giovedì 5 gennaio 2012
Il caffè della moca
In Romagna per un paio di giorni e per non piacevolissime incombenze, l'ultima cosa che abbiamo voglia, tempo e in fondo anche risorse (credo non ci sia rimasto nemmeno il sale, figuriamoci l'olio o l'aglio per la più classica delle spaghettate estemporanee) di fare è cucinare. Così vai di trattoria. Che tanto qui ce ne sono ancora. E comunque questa è quella di sempre. Quella dove la carta non c'è. Te lo dicono loro quel che va oltre il menù tradizionale. Cioè la tagliatella o il cappelletto. Lei rigorosamente al ragù. Lui rigorosamente in brodo. E la forma, se proprio la vuoi, te la mettono loro di là in cucina. E il vino sfuso si conteggia con quel che ne lasci nella bottiglia. Tanto per capire. Comunque nessuno di noi ha voglia di andare oltre, così vai di tagliatella, che è gialla d'uova che fa festa a guardarla. Poi chiedi il caffè. Macchiato per me. Un po' lungo per lui. "Ma va che è quello della moca. Perciò te lo verso alto nella tazza, che va bene lo stesso". E mica vorrai discutere, no?
domenica 1 gennaio 2012
Doce Uvas
Devo dire che, nonostante tutto, siamo persone molto attaccate alla tradizioni. Mica solo le nostre, per carità. Apertissimi a far diventare nostre anche quelle degli altri, soprattutto se scaramantiche.
Così, dopo il melograno, le lenticchie, le spagnolette, che c'è una profezia Maja da scongiurare e una manovra Monti cui sopravvivere, quando mancavano dodici secondi alla mezzanotte, ci siamo ritrovati davanti alla Porta del Sol a ingurgitare i dodici acini d'uva prescritti dalla nostra amica murciana, andando a ritmo con i rintocchi della campana e cercando di non strozzarci con i gandolini. Così ci siamo persi il botto di Carlo Conti, che mi sembra comunque un buon modo per iniziare l'anno. Però poi, lo ammetto, siam tornati anche in Italia, giusto per renderci conto che da noi non è Capodanno se qualcuno non canta Tintarella di Luna. Anche se fuori ci son zero gradi e la strada luccica di ghiaccio. Tant'è. Quando hano tirato fuori dalla formalina Leroy Gomez abbiam capito che non è che tutte queste tradizioni son proprio indispensabili, eh. Giusto qualcuna, per non sbagliare.
mercoledì 23 novembre 2011
Appunti di viaggio
In questi ultimi dieci giorni ho fatto in tempo ad andare e tornare da Madrid, per poi andare e tornare dagli Stati Uniti. Sempre per lavoro, quindi poco da invidiare. Comunque in tutto sei decolli e sei atterraggi e un numero insopportabilmente lungo di ore trascorse in aeroporto in attesa della connection al volo successivo, e un numero ancor più insopportabilmente lungo di ore trascorse su poltrone che chiamarle tali è un eufemismo, in mezzo a tanta e varia umanità. Un carro bestiame volante, nel quale ti propinano film pessimi, musica orrida e cibo indecoroso. Che se poi uno va a indagare, scopre che nelle comunicazioni ufficiali della compagnia aerea, questa inizia per Bri e finisce per ways, si parla di un team di cuochi assoldati per studiare i menu migliori per i loro passeggeri. Avessero assoldato le loro mamme si mangerebbe di certo meglio. Comunque tutta l'amarezza del viaggio scompare quando, alla fine di tutte le formalità all'immigration, finalmente si riaccende il cellulare. E il primo messaggio ti informa che sì, Mr. B. ha mantenuto la parola e ha dato le dimissioni. So' soddisfazioni, diciamocelo. Quasi commoventi, poi, le congratulazioni degli americani nei giorni successivi, quasi che ci avessi messo del mio per spingerlo su al Colle. Da farci la ruota come i pavoni.
Nel viaggio di ritorno, nel pit stop londinese, mi sono anche comprata un paio di giornali, con Mr B. in copertina, col cerone ben sgranato, così che si vedesse bene che era tutto un trucco, e pure un parrucco. Un cimelio, ecco. Adesso sai che noia dalle parti dell'Economist? Tze.
Comunque in attesa che Monti faccia la sua parte e cali la mannaia con violenza sulle nostre esangui casse, probabilmente mi annoierò anche io.
Intanto mi è venuta voglia di Natale.
E dato che manca più di un mese, non è proprio un bel segnale.
venerdì 11 novembre 2011
11:12
Probabilmente ora che andrà online, questo post, saranno le 11:20. Per cui varrà ancora meno. Comunque, io, che i numeri li amo, con questa storiella delle 11 e 11 dell'11-11-11 ci avevo giocato tempo fa. Senza ambizioni millenariste, però. Semplicemente perché è carina. E poi perché potrà esserci un 12-12-12, ma non certo un 13-13-13. Così diventa simbolico l'aspetto dell'unicità. E dell'irripetibilità, per lo meno fin che campo.
p.s. Due giorni fa ero a Madrid per lavoro. Mai ricevute così tante "congratulations" in un giorno solo. Peccato che siamo ancora alle dichiarazioni di intenti.
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