Detto questo, lui, Greg Sung, è esattamente come iconografia vuole. Giovane, non ha trent'anni ma in fondo ne potrebbe anche avere qualcuno in meno, easy, con le sue scarpe da tennis e la camicia viola, probabilmente simpatico. Ti dà l'aria di quello che ha iniziato per gioco e ha scoperto che il gioco poteva anche diventare grande. Come un ohibò davanti a qualcosa di inatteso. E adesso, in effetti, il gioco diventa business, il business diventa lavoro e allora arriva anche la parte un po' più noiosa. Tipo il dover parlare di soldi. Tipo il dover ragionare di sostenibilità. Tipo, mi immagino io, il dover fissare quel paio di paletti che a qualcuno potranno sembrare ostacoli: niente pubblicità e quel genuinità ripetuto così tante volte da sembrare un mantra. Perchè, ecco, quello del businessman è un vestito che sembra stargli ancora un po' larghino. E non nomina nemmeno una volta il revenue share, nonostante è da lì che arriveràla famosa sostenibilità. Alla fine lui sembra proprio quel che racconta di essere. Uno che si è alzato una mattina curioso di sapere chi a Hong Kong avesse letto il suo stesso libro, uno che si affanna per trovare il sistema per evitare di metterci secoli a inserire i libri senza ISBN (è quasi pronto!), uno che come te si addormenta con il profumo delle pagine stampate sul cuscino.
venerdì 6 febbraio 2009
Libro.maniac
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Pari patta? Se dovessi scegliere tra avere la tua mania per i libri e la mania di qualcun altro per le slot machines (voglio esagerare), non sarei preso da un dubbio molto atroce.
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