Che ieri in ufficio era tutto uno sfolgorar di sorrisi&baci&abbracci&stammibene&passatelabene. Che davvero questo agosto sembra il buco col resto dell'anno intorno. E chissà cosa dovrebbe succedere da qui a là, dove il là è settembre, da far di 31 giorni una distanza siderale. A parte che io in ferie non ci sono ancora. Mentre lo sarò quando loro rientreranno. Per cui alla fine son tre schifide settimane per qualcuno. Per qualcuno meno. E the big hole diventa un po' meno big. Una pausa. Solo un po' più lunga di quella per il caffè.
sabato 31 luglio 2010
venerdì 30 luglio 2010
Queue Up, please
File di notte, file di ore, in attesa di qualcosa ne ho fatte poche. Me ne ricordo un paio, per i biglietti dei concerti del Boss e di David Bowie, dove semplicemente s'era fatto a turno. Mattino, pomeriggio, sera. E a noi ragazze la notte non ci era mica toccata. E comunque all'epoca Internet era là da venire, per cui ci si metteva pazientemente in coda fuori da Buscemi, attendendo il nostro momento, tra birre e sigarette. E intanto si fraternizzava, con chi stava in coda insieme a noi, magari promettendosi di rivedersi al concerto, sapendo già che non sarebbe stato possibile, in anni in cui il telefono era quello a gettoni.
Però credo che neanche allora, che ero giovane ed entusiasta, mi sarei messa in coda per tredici-ore-tredici, con lo zaino e la seggiolina per comprare un applecoso da 700 euro.
Però credo che neanche allora, che ero giovane ed entusiasta, mi sarei messa in coda per tredici-ore-tredici, con lo zaino e la seggiolina per comprare un applecoso da 700 euro.
E comunque mi fa tristezza, pensare che le questioni per le quali i miei connazionali riescono a incazzarsi sono un melafonino difettoso esaurito in primo giorno del lancio e una lavanda vaginale scambiata per colluttorio.
Ci meritiamo tutto quello che abbiamo. Ho detto.
Di notte, in giardino
Era lì, piccola lucina verde. E il mio disabituato pensiero ci ha messo un po' a capire di che si trattava. Una lucciola. In giardino. Tra le foglie delle fragole. E non era sola a illuminare quel pezzettino di notte. E io ho sorriso.
giovedì 29 luglio 2010
Incazzescion Taim
Ieri sera ho guardato il minzo-tiggì. Giusto per capire che minchiate vengono ammannite al volgo. E confesso di aver provato sincerissima ammirazione per il teatrino che son riusciti a mettere insieme in quattro e quattr'otto, tutto con il preciso obiettivo di far piacere al PdC. Allora, la cosa si è svolta così.
I giornalisti Alcuni giornalisti fanno quello che in genere si dovrebbe fare nel corso delle conferenze stampa. Ascoltano, poi alzano la manina e fanno domande. Tra queste Claudia Fusani, de L'Unità, che viene prontamente aggredita verbalmente da Giuliano Ferrara, il quale esprime tutto il suo sdegno per la domanda posta dalla collega e già che c'è non si risparmia una insinuazione di come questa sia potuta passare da Repubblica a L'Unità. Che saranno pure fatti suoi, ma tant'è.
Si apre il sipario. Atto Primo.
Denis Verdini annuncia in mattinata una conferenza stampa nella quale farà delle dichiarazioni sulle questioni che lo riguardano in questi giorni. Fine primo atto. Inizio atto secondo.
Alle 15 la frotta dei giornalisti conviene al convegno e lui spara un po' a destra un po' a sinistra, giusto per non dimenticar nessuno. Fine secondo atto. Inizio atto terzo.
Il minzo-tiggì racconta la scenetta e presenta una intervista a Giuliano Ferrara. Il quale si lancia in una concione su cosa debbano o non debbano fare i giornalisti. Su cosa possano o non possano fare. Fare domande scomode, ad esempio. E trarre conclusioni, ad esempio. Minzo ringrazia. Il capo ringrazia. Io no.
Fine terzo atto. Sipario.
mercoledì 28 luglio 2010
martedì 27 luglio 2010
Desecration Smile
In attesa che qualcuno sveli che - ta-dah! - le due coatte di Ostia in realtà sono due ricercatrici della Sapienza che han menato per naso qualche milone di beoti tutti intenti a scambiarsi il video e a condividerlo su Facebook, il moto di fastidio non lo trattengo più.
Perché c'è qualcosa di molto snobistico nell'additare le due ragazze dell' a colla e della bira, così come c'è quell'aria di nemmeno tanto vaga superiorità in questo continuo scambiarsi i filmati di tal Gemma del Sud che mi dicono parimenti spopoli sul Tubo.
Non è che il colore di una ripresa estiva renda diverso lo spettacolo rispetto al cupo bianco e nero di Elephant Man. Si ride del mostro, ci si fa beffe della sua deformità. Si finge orrore di fronte alla diversità. Ma infondo ci si pone su un gradino più in su, con la sicumera di chi dice "io non sono così". E magari gli si prepara pure un baraccone, al mostro. Un qualche show, per la spontanea comicità, come la definiscono al tiggì, delle ragazze di Ostia, perché le si possa additare ancora. Fenomeni in un baraccone Lcd. Magari alzando gli occhi al cielo e dicendo Signora mia, che tempi. Ipocriti.
Perché c'è qualcosa di molto snobistico nell'additare le due ragazze dell' a colla e della bira, così come c'è quell'aria di nemmeno tanto vaga superiorità in questo continuo scambiarsi i filmati di tal Gemma del Sud che mi dicono parimenti spopoli sul Tubo.
Non è che il colore di una ripresa estiva renda diverso lo spettacolo rispetto al cupo bianco e nero di Elephant Man. Si ride del mostro, ci si fa beffe della sua deformità. Si finge orrore di fronte alla diversità. Ma infondo ci si pone su un gradino più in su, con la sicumera di chi dice "io non sono così". E magari gli si prepara pure un baraccone, al mostro. Un qualche show, per la spontanea comicità, come la definiscono al tiggì, delle ragazze di Ostia, perché le si possa additare ancora. Fenomeni in un baraccone Lcd. Magari alzando gli occhi al cielo e dicendo Signora mia, che tempi. Ipocriti.
Miraggi
Al D-Day mancano ancora due settimane. Giuste giuste. Cioè a quest'ora forse ci staremo domandando quando fermarci e dove fermarci a mangiar qualcosa. Però io domenica ho comprato due guide. E ieri ho stampato le prenotazioni della casa e degli alberghi. E ho cominciato a costruirmi un itinerario ideale per i primi quattro giorni, quelli della prima tappa del viaggio. Mi sono accorta che il mio notebook non ha più installato il software per gestire la macchina fotografica. Quindi ho inaugurato la to-do-list. Non è subliminale, è reale. Mi sto, mentalmente e lentamente, preparando alla partenza. Sorridendo, per di più.
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