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martedì 11 marzo 2014

I cento giorni

Un paio di cose invidio degli usi e costumi degli studenti di oggi. Per me, cresciuta in anni in cui la ritualità era quella di San Firmino (e ho detto tutto), oltre alla coroncina di alloro il giorno della laurea fa anche invidia la cerimonia dei cento giorni alla maturità.
Vedendo stamane ragazzi normalmente in tuta e ragazze solitamente in jeans andare a scuola in giacca e camicia (sì, qualcuno ha osato pure la cravatta) e con l'abitino bon ton per tacer di quelli zavorrati di tutto l'armamentario necessario alla messa in scena "particolare" mi è venuta un po' di nostalgia di quegli anni lì. Di quando il futuro era ancora pieno di possibilità e sembrava solo da cogliere.
Le due creature già maturate scelsero rispettivamente la foto bon ton e il tableau vivant ambientato nel classicissimo Olimpo. Negli annali sono entrate nella leggenda foto in ambiente marino, a sognare una vacanza ancora lontana, tableaux in stile Foro Romano e ricostruzioni di Ruggenti Anni Venti mai conosciuti forse nemmeno nei libri di storia.
Sempre meglio che gli stucchevolissimi e inutilissimi ricordi di parlamentari e ministri, raccolti, non si sa bene perché, da Repubblica. En passant, io non li ho ascoltati, mi è bastato il titolo.

Infine, una risposta al post precedente. Il mio fine settimana di lavoro è trascorso qui, a cavallo di un sabato ad Amburgo e una domenica ad Hannover. 



p.s. Nella seconda foto in alto: sì, confermo, è un lucchetto. Moccia non la pagherà mai abbastanza.

lunedì 23 febbraio 2009

"I" come immagina un po'

Adesso, a dirla tutta, è vero che fa un po' ridere la storia delle 3 I che di botto diventano 2, posto che non siano già diventata una sola, perchè l'Impresa chissà dove si è nascosta. Però, ecco, non è che in tutti questi anni di felice carriera scolastica l'informatica sia mai stata questo gran che di materia nei curricula delle tre mostre. Siamo passate dall'uccellino Chip che viveva in un albero chiamato Cpu (vero vero vero, giuro giuro giuro) al volantino in formato A4 ripiegato in 3 con le ricette di Natale, per approdare, meraviglia delle meraviglie, alle e-mail con un'altra classe di non che quale paese nel savonese. Roba da gridare al miracolo. E possiamo star qui a disquisire di corsi di formazione, di computer che non ci sono, di finanziamenti che anche no e di motivazione sotto i tacchi. Però alla fine, se le mostre hanno un blog, se gestiscono forum scolastici, se Anobii, Facebook e Skype hanno pochi segreti e ancor meno ne hanno Photoshop, Dragon oppure Office, temo che il merito non sia della scuola. E nemmeno mio, ecco. In compenso sono migrate prima di me a Google Docs, condivisione inclusa. E di fatto stanno sulla cloud, senza che nessuno glie l'abbia mai teorizzata.