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lunedì 10 novembre 2014

Fliegen nach Berlin



In partenza di nuovo (sì, anche con questo blog, abbandonato per una serie di corcostanze che è sicuramente un po' lungo e tedioso raccontare), questa sera mi attende Berlino.
Un po' mi sento sciocca: aver spostato la partenza il più tardi possibile oggi, per ottimizzare il lavoro qui e quello che per due giorni mi terrà ancorata all'ombra (!!!) dei tigli, quando fossi stata un po' più furba avrei potuto fare in modo di arrivare ieri e godermi la ricorrenza.
Che me lo ricordo bene quell'anno, e non solo perché il primo del nostro matrimonio. Ma la primavera di Piazza Tienammen e poi il Muro che crollava sotto i colpi di piccone, sono immagini che difficilmente uno si scorda.
E leggevo ieri in rete alcune considerazioni sul fatto delle conseguenze di questa caduta, in termini di affermazione di un "certo" capitalismo e di facilitazione verso la consacrazione di un "certo" tipo di economia. Ma non mi convincono.
Perché negli anni, i tanti incontri con chi a Berlino Est viveva non hanno fatto che confermarmi nella convinzione che nessun muro è buono. Mai. E nemmeno quello lo era.
E tra le tante immagini che la rete ha riportato in queste ore, questa è quella che mi piace di più. Perché la storia va raccontata e va ricordata. Partendo dai piccoli e dalle rose infilate nella fessura in un muro che non c'è più.

domenica 24 agosto 2014

48 H - Ovvero Florilegio a tempo

Il florilegio-del-venerdì-che-io-scrivo-nel-fine-settimana è in tema con la stagione. O forse no.
Perché parla sì di viaggi, ma di viaggi brevi. Ed è un po' una manna per chi ha poco tempo, oppure, per chi, come me, pur trovandosi spesso in viaggio per motivi di lavoro, di tempo per vedere o conoscere le città ne ha proprio poco.
E allora, inevitabilmente, scatta la selezione. Con tutto il rammarico che l'operazione comporta.
Ecco, questo blog - mi spiace è in inglese, ma non ne conosco un altro simile o altrettanto ricco in italiano - è proprio quello che serve.



Il titolo è di per sè il programma. Avventura in 48 ore. Ovvero: due giorni di tempo per assaporare qualcosa di una città.
Lo schema è semplice: cosa vedere, mangiare e bere, come girare, dove dormire, quanto costa, come orientarsi, impressioni conclusive. Semplice ed efficace direi. Numerose le città di cui sono già state realizzate le guide: si va da Reykjavik a Roma, da Toronto a Mosca, da Barcellona a Brooklyn.
Il sito contiene anche directory utili per l'organizzazione del viaggio, inclusi i siti di prenotazione di voli, hotel e treni.
Devo dire che l'ultima guida è stata pubblicata un anno fa. Non so perciò se l'autore continui ad aggiornare il blog o si sia fermato. Quel che c'è è comunque una buona risorsa.

domenica 10 agosto 2014

E io che la chiamavo Preßburg

Quando studiavo tedesco all'università  era  Preßburg e guai a sbagliare. Fatt'è che per me Bratislava era un nome e un rimpianto. Perché nei mesi che all'epoca trascorsi a Vienna per studio, sperando di concludere una tesi che poi ribaltai immediatamente al mio rientro in Italia, io a Bratislava non riuscii ad andare. Ci voleva un passaporto, che io non avevo. Ci voleva anche un visto. Che comunque non avrei ottenuto vista la mancanza di documenti validi. Così restò nel cassetto, sempre sorpassata da altre città, da altri luoghi, probabilmente tutti più importanti o "urgenti".
Quest'anno, però, ce l'ho fatta. E Bratislava è stata la prima tappa di questo viaggio che ci sta portando un po' a Est in Europa.
Un giorno e mezzo, giusto il tempo di un assaggio, di una passeggiata al castello, di un giro tra le chiese, inclusa quella azzurra che sembra un confetto, di un girovagar spesierato nel centro, tra le imposte dipinte, gli omini di bronzo, i mille bar, il viale di Stare Mesto e una rassegna di musica Rom che riempie di violini zigani l'aria. E poi libri e librerie. Ovunque. Nei caffè, per strada, nelle nicchie.
Free reading, si legge talvolta. E se non fosse che la lingua è oltre l'incomprensibile uno ne approfitterebbe anche. Intanto si ammira la civiltà di un paese in cui il pubblico significa di tutti e non di nessuno.

Cromatismi in un caffè.
Per altre foto, c'è il link a Instagram



giovedì 31 luglio 2014

De-Strutturalismi



Il viaggio è stato programmato ormai più di tre mesi fa. Itinerario, tappe, alberghi, alloggi. Tutto già fissato e confermato. E non mi sono ancora procurata una guida decente. Ho un sacchetto colmo di depliant, brochure, foglietti ereditati da amici, conoscenti e sconosciuti che ci sono già stati e li hanno condivisi con noi. Ma non mi sono ancora procurata uno straccio di guida che sia uno. Qualcosa di strutturato, normalizzato, ordinato. Il punto è che pur mancando ancora una settimana e pur essendo certa che il tempo se volessi potrei anche trovarlo, alla fine credo che non ci proverò nemmeno a cercarla, la benedetta guida. Che non dico il Baedeker, mi basterebbe qualcosa di un filo più semplice. Andrò in vacanza da destrutturata. Credo.

giovedì 24 luglio 2014

Mi-Ami-Ma-Quanto-Mi-Ami?

Ovvero, bizzarrie made in Usa. Cioè, non è che non abbia fatto foto più serie nel mio mordi e fuggi a Washington. Ho riverito Lincoln, Washington e pure Kennedy (tutti, già che c'ero), ho omaggiato Martin Luther King, i morti del Vietnam, quelli delle battaglie del Pacifico e di quelle sull'Atlantico, sono passata da Georgetown e da Dupont Circlee ho fatto l'immancabile scatto davanti alla Casa Bianca e alla sede dell'FBI.
Ma davanti a questa targa, il mio animo cazzaro zuzzurellone non ha saputo trattenersi. E fa niente se il proprietario era lì, seduto al volante. Del resto, se ti fai confezionare un tal capolavoro, lo avrai pure messo nel conto, no?



martedì 11 marzo 2014

I cento giorni

Un paio di cose invidio degli usi e costumi degli studenti di oggi. Per me, cresciuta in anni in cui la ritualità era quella di San Firmino (e ho detto tutto), oltre alla coroncina di alloro il giorno della laurea fa anche invidia la cerimonia dei cento giorni alla maturità.
Vedendo stamane ragazzi normalmente in tuta e ragazze solitamente in jeans andare a scuola in giacca e camicia (sì, qualcuno ha osato pure la cravatta) e con l'abitino bon ton per tacer di quelli zavorrati di tutto l'armamentario necessario alla messa in scena "particolare" mi è venuta un po' di nostalgia di quegli anni lì. Di quando il futuro era ancora pieno di possibilità e sembrava solo da cogliere.
Le due creature già maturate scelsero rispettivamente la foto bon ton e il tableau vivant ambientato nel classicissimo Olimpo. Negli annali sono entrate nella leggenda foto in ambiente marino, a sognare una vacanza ancora lontana, tableaux in stile Foro Romano e ricostruzioni di Ruggenti Anni Venti mai conosciuti forse nemmeno nei libri di storia.
Sempre meglio che gli stucchevolissimi e inutilissimi ricordi di parlamentari e ministri, raccolti, non si sa bene perché, da Repubblica. En passant, io non li ho ascoltati, mi è bastato il titolo.

Infine, una risposta al post precedente. Il mio fine settimana di lavoro è trascorso qui, a cavallo di un sabato ad Amburgo e una domenica ad Hannover. 



p.s. Nella seconda foto in alto: sì, confermo, è un lucchetto. Moccia non la pagherà mai abbastanza.

mercoledì 6 novembre 2013

Ohayoo Gozaimasu - Konnichiwa

Ovvero farsi un viaggio a Monaco in giornata e tornarsene con un manuale di Giapponese. E l'invito a studiarlo.
Inutile spiegare come è successo. Del resto non l'ho ancora capito nemmeno io: forse chi me ne ha fatto gentile omaggio non voleva sentirsi solo nell'arduo compito.
Forse è stata una sottile vendetta.
Forse si è fatto gioco di me.
Il fatto è che ho provato a sfogliarlo, il manuale, e mi sono resa conto che, se pur concepito come i frasari di una volta, non fa per me.
Cioè, temo sia il giapponese a non fare per me.
Hajimemashite - inizia la lezione 1. How do you do?
Watashi wa. Miti desu - prosegue. How do you do. I'm Miti.
Non ce la farò mai. Nemmeno se mi ci dovessi mettere sul serio, temo.




sabato 28 settembre 2013

If you are going to San Francisco...

... Be sure to wear some flowers in your hair
Questa volta me la gioco facile facile la faccenda delle tre cose belle della settimana.
Perché quando la settimana uno la trascorre a San Francisco, fa davvero in fretta a dimenticarsi i ritmi di lavoro che certi eventi comportano, il jet lag, il volo in economy non proprio confortevole e anche qualche eccesso di junk food, molto junk e poco food.
Quindi, la prima cosa bella della settimana è la settimana in sé. Tout court.
La seconda cosa bella è quella che io e la mia collega (si, oltre al tignosino c'era anche la mia collega-concorrente-amica, rassicurante certezza dei miei viaggi OltreOceano) normalmente definiamo "una-cosa-che-quando-ci-ricapita". Ovvero un invito ad assistere da un deck proiettato sulla boa di arrivo alle regate della Coppa America. Anche per una come me, che di vela ne capisce poco e di regate ancora meno, è stato semplicemente appassionante. Soprattutto l'atmosfera, il tifo, i supporter: cose difficili da immaginare quando l'unica cosa che dell'evento si conosce è qualche servizio del telegiornale.




E poi la piccola follia di ieri mattina, poche ore prima del volo che ci riportava in Italia. Sveglia all'alba, bagagli fatti, check out, un paio di autobus in mezzo alle persone che andavano a scuola e al lavoro, per arrivare a farci una passeggiata sul Golden Gate prima dell'arrivo dei turisti, dei pullman, dei gruppi. E mentre anche la caffetteria del ponte era ancora chiusa, a goderci lo spettacolo eravamo in quattro: io e lei e due motociclisti tedeschi a bordo di due Harley a noleggio. Della serie Europa chiama America.


E l'America rispose con un mattino limpido, senza tracce di nebbia, e con una mezza luna a far capolino tra i tiranti di uno dei Gate più belli del mondo.


mercoledì 25 settembre 2013

[Ir]rilevante

Compagni di viaggio. Qualcuno te lo scegli, qualcuno ti capita. E a me questa volta ne è capitato uno davvero insopportabile.
Mi irrita, ecco. Tignosino, puntigliosino, pretenziosino. Con quella punta di saccenteria che ha il potere di farmi venire l'orticaria.
Per fortuna non sono obbligata a trascorrere con lui anche i momenti liberi di questo viaggio di lavoro.
Di conseguenza, come prima cosa negativa della settimana posso dire che siamo ancora a livello di "irrilevante".
La seconda e la terza lo sono ancor di più, posto che vi siano.
Forse un po' di eccesso di junk sul fronte food, soprattutto quando si tratta degli orribili lunch box di mezzogiorno. Compensati però da un paio di cene - una di carne e una di pesce - davvero meravigliose.
E poi si è rotto il frigorifero.
A casa.
Mentre io sono OltreOceano.
Questo significa che la gestione della prima fase della rogna non è stata mia. Mi preoccuperò della scelta del nuovo frigo al rientro. Con calma.
Cosa dicevo?
I-r-r-i-l-e-v-a-n-te.

venerdì 20 settembre 2013

Come passa il tempo [quando ci si diverte]

Bene. A conti fatti (questa volta è facile, visto che l'ultimo post è datato 31 luglio) non ho più scritto una riga per un mese e 19 giorni. E visto che l'un mese era agosto, significa che me ne sono stata in vacanza da queste lande per 50 giorni netti. [ehm ehm ehm.. per amor di verità e prima che gli amici dei numeri mi tirino le orecchie, ho iniziato questo post che era ancora il 19 settembre eh!]
Non male.
Soprattutto se conto che le mie vacanze vere si sono fermate a 14 giorni. Più due. Che spiego dopo.
In realtà sono stata 50 giorni intensi, nei quali sono riuscita a far star dentro di tutto, lavorativo e non. Così, se dovessi tirare la famosa riga alla fine del foglio, il bilancio sarebbe più che positivo.
E in effetti più di una volta, in questi 50 giorni, ho pensato ai temini del lunedì-mercoledì-venerdì, ma il resoconto credo si sarebbe fermato solo alle bellezze del venerdì: quasi stucchevole.
E giusto per chi fosse interessato, oltre che per me, dovessi perdere la memoria di colpo, mi lancio nell'ardito riassunto dei 50 giorni in un solo post.

Le due settimane di canoniche ferie le abbiamo trascorse in Irlanda, con il gruppo degli amici di sempre.
Una settimana dalle parti di Galway e del Connemara, tra panorami mozzafiato, mucche e pecore, e una settimana nella contea di Dublino, pronti a innamorarci non solo della Biblioteca del Trinity College.



Alla fine, il giudizio unanime è che ci siamo trovati benissimo. A parte l'essere stati graziati dal tempo - e giusto oggi un irlandese mi ha confermato la fortuna di aver avuto un'estate eccezionale - è stato un riassaporare la bellezza. Una bellezza che sta nei luoghi e nelle persone, nella musica, nella storia, nel cibo, per tacere, ça va sans dire, della birra. Che non è leggenda che la Guinness bevuta a Dublino ha tutto un altro sapore.


Naturalmente siamo consapevoli che quel che non abbiamo visto è molto di più di quel che siamo riusciti a scoprire. Il che apre già la possibilità di un ritorno. Prima o poi, chissà.


Il rientro in ufficio è stato traumatico come sempre. Che se tutti sono in vacanza, mi domando come fanno ad accumularsi gli arretrati sulla scrivania. Secondo me, me li nascondono per farmeli ritrovare solo al ritorno. E poi c'è tutto il nuovo. Progetti progetti progetti. A volte, per indorare la pillola, il capo li chiama progettini, giusto per illudermi che sia una sofferenza breve. Ma sempre sòle alla fine sono. 

E tra un progetto grande e uno piccolino, son riuscita infilare una tre giorni (partita martedì, rientrata giovedì, quindi da prendersi in senso l-e-t-t-e-r-a-l-e) a New York. Ma giuro che ne vale la pena. Perché quel paio d'ore che mi son ritagliata all'arrivo e l'ultimo giorno prima della partenza mi han ripagato del rimbambimento da fuso orario. Son riuscita anche a infilarmi in una mostra alla Public Library, dedicata all'importanza della lettura per i bambini: piccola chicca di rara poesia. 


Tutto questo, naturalmente, in mezzo agli esami universitari delle due più grandi, tesi inclusa, il rientro al liceo della piccola, qualche viaggio del marito e svariati altri intrugli che potrebbero anche togliere il fiato se non fosse che, per fortuna, sono vita.

E poi c'è stata l'appendice. Gli altri due giorni di vacanza che mi sono regalata andando a riscuotere il mio regalo di compleanno.
Una gita a Zurigo a trovare mio fratello e io e lui, insieme, a vederci il concerto di Roger Waters (The Wall) al Letzigrund.
Al di là della bellezza dello spettacolo, al di là della generosità di mio fratello, che ha preso proprio i posti sotto il palco, c'è stata anche la meraviglia del tempo trascorso solo io e lui. Che un po' ci fa ritornar bambini, anche se da tempo non lo siamo più.



Adesso mi sto preparando per una nuova partenza. Ma questa la racconto la prossima volta!

venerdì 21 giugno 2013

Le Lettere e i Giorni - Viaggiare


Si, viaggiare. Oh si si si. Sisisisisisisisisisisisisisisisisisisisisi! Io son di quelle che inizia a viaggiare con la testa, prima ancora di aver stabilito il quando e il come.
La mia fortuna è quella di aver avuto dei genitori che hanno sempre amato la dimensione della scoperta e del bello. Così le nostre estati, se pur nella tradizione delle tre settimane di mare di un'epoca che ormai non c'è più, sono sempre trascorse in tappe intermedie alla scoperta di un luogo o di un altro. In Italia, rigorosamente. Ma che meraviglia. Io e mio fratello seduti dietro sulla Fulvia, con le gambe che si incollavano ai sedili e facevano straaaaaaap quando finalmente si scendeva dalla macchina!
Poi sono arrivati i viaggi con gli amici, le vacanze in Puglia, i giri a Firenze in campeggio libero, le notti in sacco a pelo davanti alla stazione di Venezia, con i vigili che ci venivano a svegliare all'alba perché la tolleranza finiva con i primi treni del mattino. Mi ricordo le notti a parlare con ragazzi di ogni parte del mondo, le chitarre, le sigarette, i baci scambiati. Fa tanto folklore, lo so. Ma lo ricordo con nostalgia.
E poi i lunghi periodi di studio all'estero. Di nuovo gli studentati multilingue e multietnici e ci si sentiva padroni di un mondo che non aveva confini.
I primi viaggi in coppia, con quel gusto di potersi permettere qualcosa di più, ora che i primi lavori portavano in tasca qualcosa, i viaggi in moto in Marocco, la Turchia girata in lungo e in largo.
E poi sono arrivate loro, le tre mostre.
E non ci siamo fermati.
Le abbiamo abituate fin da piccole a girare con noi e con i nostri amici per tutta l'Europa, a guardare oltre gli orizzonti di casa. E vorremmo che il mondo fosse meno stretto per loro.
Infine ci sono i miei viaggi di lavoro.
Tanti e belli.
E un po' solo miei. Dove riacquisto una dimensione individuale o individualista. E mi coccolo un po'.

P.S. Questa estate: Irlanda.
P.S.2 La Grande Assente? Trieste. Nonostante Magris, mannaggiammè.