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martedì 25 novembre 2014

Best Before... / Preferibilmente entro...

No, non usava mettere la data di scadenza sul fondo delle confezioni all'epoca. Ed è per questo che questa scatola ha attraversato indenne traslochi e credenze. Passando da casa mia nonna a quella di mia madre. Pronta a saltar fuori questa mattina, mentre arrampicata sulla scaletta cercavo di trovare qualcosa che lei (la mamma) non ricordava più dove fosse finita.
Ora, il qualcosa che lei cercava non si è trovato. Lo zucchero a quadretti invece sì. Ovviamente ce ne siamo prese uno a testa. Giusto il tempo di richiudere la scatola e riporla, in attesa della prossima scoperta.


venerdì 23 maggio 2014

Il Florilegio del Venerdì

Sono pigra, lo so. Per questo non c'è niente di meglio di un gioco per convincermi a tornare assidua nello scrivere. Questa volta Ody - adoro chi ha inventiva - suggerisce di allargare gli orizzonti. Ovvero proporre ogni venerdì un blog che ci piaccia e, se possibile, che sia un po' al di fuori delle nostre solite cerchie.
Ora - lo so che sono sempre quella dei preamboli, ma devo farli - io di blog ne consulto decine e decine, anche e soprattutto per lavoro. Per questo non è semplicissimo fare la selezione.
Così ho pensato che per il momento proverò a segnalare alcuni blog che mi sembrano particolari e che attengono ai miei interessi: cucina, libri, cinema, musica, politica e via discorrendo.
Fermo restando, naturellement, che i blog che sono segnalati nella colonna qui a destra rappresentano comunque già di per sé una proposta che condivido con chi passa. 


Bene, il preambolone è finito e partiamo con qualcosa di facile: la cucina.



Ehm... Avete presente quanti sono i blog di cucina? Facile: tanti. Troppi. Seri, faceti, prestigiosi, casalinghi, professionali, paludati, monotematici, ideologici e chi più ne ha più ne metta.
Però, se togliamo GialloZafferano, poi dove si va a parare?
Il blog che vi segnalo è curato da due donne, una delle quali conosco da molti anni. Si chiama l'Albero della Carambola e mi è piaciuto fin dall'inizio, a partire dal nome.
Perché? In primo luogo perché è scritto bene. Snobismo? Può darsi. Però mi piace anche l'idea di leggere senza troppi sobbalzi. E poi perché parla di cucina, ma soprattutto di gusto, di amore, di passione. Perché parla di cibo e di viaggi. Di cibo e di persone. Di cibo e di luoghi.
E poi perché mi regala un sacco di idee soprattutto quando ne sono sprovvista.
Basta, vero, per farvi venire un po' di curiosità?

mercoledì 12 giugno 2013

I Cibi di Una Volta - Gli Avanzi

Questo post, che rientra nel solito giochino dello svolgimento a tema, lo dedico a tutte quelle che "il lesso no".
Figlie mie, dire no al lesso, con la scusa della carne filacciosa che poi non si sa come ricicciare, significa dire no a una delle prelibatezze della vita.

I mundeghili

Partiamo con le precisazioni. Non chiamateli mondeghili. U U U mUndeghili. Soprattutto non chiamateli polpette. Quelle sono un'altra cosa, sulla cui bontà non discuto, ma che nulla hanno a che fare con ciò di cui vado a parlare.
Non so se esista un disciplinare del mundeghilo doc, però so che su alcuni aspetti un po' di talebanesimo non guasta.
Per fare dei buoni mundeghili ci vogliono gli avanzi di carne del lesso. Tutti quei ritagli che vagano per il frigorifero in attesa di destinazione. Quelli lì. Se per caso incappate in un fondino di arrosto, si prende anche quello. No e poi no alla carne trita. Quella la mettete nelle polpette.
Ci vuole poi un po' di pane raffermo, la michetta sarebbe l'ideale, ma siccome anche qui hanno disimparato a farla, di nuovo si pesca dalla dispensa.
Un pochino di salsiccia, un pochino di mortadella di fegato (si di fegato, buona buona. Se non l'avete o non vi garba vi è consentito scivolare verso quella classica di Bologna), un po' di latte, formaggio grattugiato, prezzemolo, uova, burro, sale, pepe, pangrattato.
Quantità? QB, naturalmente, mica vorremo pesare anche per i cibi di riciclo vero? Occhio solo che la mortadella di fegato è saporita e non deve prevalere.
La carne si trita, meglio a mano. Per favore non nel frullatore che poi fa mappazza. Al massimo il tritacarne manuale. L'importante è che resti grossolana. E poi si aggiunge il pane bagnato nel latte, la mortadella, la salsiccia, il formaggio, il prezzemolo e le uova, fino a raggiungere un impasto piuttosto sodo. Se è molle non va bene perché poi il mundeghilo si sfalda in cottura. Si regola di sale, ricordandosi che il tutto è già stato cotto e dunque dovrebbe avere già il giusto grado di sapidità.
Si formano delle palline (dimensione di una piccola albicocca), si passano nel pangrattato e si friggono nel burro.
Si, nel burro. Nell'olio ci friggete le polpette.
Se riuscite a non farvele mangiare tutte mentre le state cuocendo vanno benissimo per una cena luculliana o per un aperitivo perché - udite udite - il mundeghilo è buono anche freddo.



martedì 11 giugno 2013

lunedì 10 giugno 2013

I Cibi di Una Volta - Il Lesso

E siamo giunti alla seconda settimana del percorso a tema. E, lo dico, qui si va in discesa.
Perché non è stato facile ammettere pubblicamente quanto io sia inetta nel ruolo di casalinga. Devo anche dire che tanti anni fa, alla nascita della nostra terza figlia, l'amorevole padre riconobbe senza amarezza che la casa non sarebbe stata più pulita o più in ordine se io mi fossi trasformata in massaia e che per questo motivo, considerato quanto amassi e ami ancora il mio lavoro, tanto valeva che io tornassi operosa fuori casa, piuttosto che sapermi infelice con il piumino della polvere in mano.
La cucina e il cucinare però mi piacciono (l'ho già detto forse?), quindi qui mi muovo su un terreno amico.

Il lesso, dunque.
Dobbiamo disquisire se di lesso o bollito vogliamo parlare o possiamo passare oltre, lasciando a ciascuno il piacere dell'uno o dell'altro a seconda delle occasioni?
D'inverno, in casa mia, il bollito si fa spesso, naturalmente d'inverno. Perché piace, soprattutto, perché fa calore, perché tutto sommato nelle pigre domeniche non richiede chissà che manutenzione e dunque consente di dedicarsi al riposo (di cui al post precedente) molto più di quanto non consentano le lasagne, e perché ha come effetto collaterale una buona scorta di brodo da destinare al risotto in una delle sere successive.
Il bollito si mangia caldo fumante, appena il fuoco è stato spento sotto la pentola, ma la carne che avanza si presta a simpatiche rivisitazioni che farebbero buona mostra di sé nel post di mercoledì, quello dedicato agli avanzi.
In genere non mi formalizzo troppo sui tagli di carne: misto va bene, ma alla fine finisco per prendere sempre le qualità che più incontrano il gusto dei commensali.
Non transigo solo quando decido di celebrare il rito del Gran Bollito, che trova la sua apoteosi il giorno di Santo Stefano, quando a casa mia approda una buona quota parte del parentado, reduce dai festeggiamenti della Vigilia e del Natale. Da tempo immemore io li alletto con l'idea del consommé, che però parte dal più classico dei bolliti, lingua e testine inclusi. E chissà perché nessuno si tira indietro.
Dimenticavo. Mi perdoneranno i puristi, ma io evito tutte le salse. La carne si condisce con una grattata di sale e per chi lo desidera un filo di olio a crudo. Al resto ci pensano mostarda e rafano.

venerdì 7 giugno 2013

Casalinghitudini Antiche - La Cucina

Come quello precedente, anche questo appartiene alla serie dei post a tema. Il come, il chi e il perché si trovano qui




Quando costruimmo casa, la mia richiesta fu quella della cucina grande. E con il geometra fu una lotta a colpi di centimetri conquistare pezzi di spazio rispetto alla sala. Oggi, a venti anni di distanza, resto convinta che quella quarantina di centimetri, ma anche venti, in più, non avrebbero guastato, nonostante non sia certo un ambiente angusto.
Ma in cucina, che d'estate si apre giusto giusto sul giardino, si fa tutto. Si chiacchiera, si pasticcia, si studia, si lavora, ci si ferma con gli amici, ci si chiude, ci si apre. Ci si bevono caffè e infinite tazze di the. Si fanno andare forni, bollitori, mixer e vaporiere. E naturalmente ci si mangia.
E' questa la parte più casalinga di me. Quella che attiene a cibo e cucina.
In cucina mi sono fatta mettere una mensola lungo tutta una parete solo con i libri a tema, che consulto nonostante GialloZafferano sul pc, il frigo rischia di ribaltarsi a furia di calamite, e soffro di una forma di attrazione compulsiva nei confronti degli attrezzi del mestiere.
Mi piace cucinare e sono caduta mani e piedi nella classica ritualità che contestavo a mia madre: "Cosa volete per cena"?

domenica 6 febbraio 2011

Sciccherie culinare


L'altro giorno sono stata invitata a un pranzo di lavoro. Un pranzo di quelli seri. In un ristorante sciccosissimo. Lungo [il pranzo], che il cibo si assapora con calma, tanto che sono tornata in ufficio che erano ormai le quattro con una voglia di lavorare sulla quale preferire sorvolare. Il punto è che, sciccherie a parte, ho mangiato davvero bene. Tolto l'involucro, cioè, la sostanza c'era. E trascurando il fatto che per la prima volta nella mia zotica vita mi sono trovata davanti un pre-dessert che anticipava il vero commovente dessert, sublime è stato l'incontro con un risotto allo zafferano come è difficile trovarne persino a Milano. Giallo davvero, coi pistilli nascosti tra i chicchi di riso, con l'aroma del brodo di carne nascosto nell'onda e quel boccone di animella al centro, inseguito come ultimo cadeau trionfale, prima di appoggiare finalmente il cucchiaio. Ora, dopo tanta meraviglia, ho la certezza che Andrea Berton sia davvero bravo. Ho meno certezze su quanto mi è stato raccontato dal punto di vista lavorativo. Mi sento molto Montalbano in questo: cibo buono e chiacchiere hanno bisogno ciascuno del suo momento. Farli coesistere è impresa ardua. E questa volta ha vinto il cibo.

mercoledì 2 febbraio 2011

Futilità Culinarie [Reprise]

La premessa è quella precedente. Che io amo la cucina inglese, annessi e connessi inclusi. A dire il vero ho proprio un debole per gli inglesi, e non sono sicura che non sia un peccato da confessare. Comunque, rassegnata a qualunque obbrobio oggi si celi dietro la definizione di "spuntino" servito in aereo, non ho potuto fare a meno di ridere quando mi son vista mettere in mano da uno steward sorridente un pacchetto di patatine. Savagely Salted.
Della serie: noi non amiamo le mezze misure.


A dire il vero, a parte l'essere selvaggiamente salate, le Spudmuckers sono tutto un programma. Sulla confezione si legge che Spudmuckers are plucked / from the rich soil & good earth / at Spudmucker Farms / by Spudmucker Pluckers / Delivered by Spudmucker Truckers / to Spudmucker Chuckers. / Fried by Spudmucker Cuckers / & packed by Spudmucker Puckers. / Back to Spudmucker Truckers, / who ship to Spudmucker Luvers. / These are... / World Famous Spudmuckers. / They're chips--eat 'em.
Inoltre si raccomanda di conservarle in un luogo asciutto, lontano da fonti di luce e da calzini puzzolenti. Non so come tradurre altrimenti gli smelly socks citati nelle avvertenze. Niente male come marketing. Soprattutto per chi, finora, come massimo dello sforzo ha visto Rocco Siffredi e il suo La patatina tira.

martedì 1 febbraio 2011

Futilità Culinarie

A me la cucina inglese piace. Quella dei roast-beef,dei pudding, delle pie, dei pasticci di carne, dei cookies, dei brownies, anche quella dei porridge, per intenderci. Guardo sempre con sospetto il cavolfiore bollito e supero con eleganza il fagiolino insapore. Mi domando perché, dunque, gli inglesi, invece di valorizzare quel che di buono hanno, cercano di imitare la cucina degli altri, pensando di fare un figurone. Voglio dire, la caprese come antipasto può anche passare, posto che non è stagione, non è clima, non è aria. Ma che la facciano conla mozzarella per pizza, quella rettangolare e compatta come una mattonella è un delitto che urla vendetta al cielo. Ho detto.

Tutto questo, naturalmente, per non parlare dell'imbarazzo di ieri sera. Perché il "tell me about your Berlusconi" detto col sorrisino è stato difficile da digerire.