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lunedì 6 gennaio 2014

Mucha Calma

Me la sono presa comoda, in questi giorni.
Certo, c'è stato il 31 con gli amici, l'1 in famiglia, qualche lavoro in casa, qualche lavoro d'ufficio, ma se evo tirare le somme, senza nessun rimorso posso dire di aver fatto meno della metà delle cose che mi ero ripromessa di fare, approfittando di questi giorni di ferie.
Perché alla fine mi son detta che se ferie dovevano essere, che lo fossero veramente.
Ecco, sì, il 3 sono andata a trovare una amica, come le avevo promesso, il 4 sono riuscita persino ad affrontare un giro-saldi con le figlie, e oggi mi son decisa di mettere mano a quell'armadio che avrei dovuto sistemare prima delle vacanze. Quelle estive. Poi mi sono ripromessa di farlo in un fine settimana qualsiasi di settembre. Ah no, di ottobre. Di novembre. Ci siamo capiti. Però stamane l'ho fatto. Ho svuotato, ho scartato, ho ripiegato, ho buttato. E l'ho richiuso. Vietando a chiunque di buttarci dentro cose nuove per almeno un paio di mesi. Che mi sembra un lasso ragionevole di tempo per farmi dimenticare la fatica fatta.




In compenso ho terminato il primo libro dell'anno. Mi sono dedicata all'ultimo Lansdale, La foresta. Ora, di Lansdale bisogna accettare tout court il linguaggio e il grand guignol, dopodiché non si può non restare rapiti dalle descrizioni, dai personaggi, dalle iperboli. In questo romanzo non ci sono Hap & Leonard, ma c'è un'America di inizio Novecento, anzi, il West dei primi anni del Novecento, quasi cinematografica.
Il riassunto lo fa lo stesso autore all'inizio del libro: "Il giorno che nonno venne a prendere me e mia sorella Lula [...] Non potevo immaginare [...] che avrei iniziato a frequentare un pistolero nano, il figlio di uno schiavo e un grosso maiale inferocito, né che avrei trovato l'amore e ucciso qualcuno. Ma le cose andarono proprio così".

domenica 1 dicembre 2013

Calendario dell'Avvento - 1



Visto che da mezz'ora - su per giù - dicembre è iniziato e visto che ho deciso di aderire all'invito di Ody e fare del blog un piccolo calendario dell'Avvento, perché non iniziare subito?
E direi che il punto di partenza è proprio lui: il calendario.
Quando le bambine erano piccole lo preparavo io. Ne ho fatti di cartoncino, di stoffa, di pannolenci. Ne ho fatti con i sacchettini appesi con le mollette a un filo, come panni stesi ad asciugare.
E in ciascuno una piccola sorpresa. Moltiplicata per tre, naturalmente, perché l'unico anno che ho pensato a un calendario che prevedesse solo 8 sorpresine a testa mi sono dovuta ricredere già al primo turno.
Ero miracolosamente creativa, fors'anche stimolata dalle amiche, mamme come me, che come si ingegnavano a realizzare qualcosa di originale rispetto ai calendari da supermercato.
Poi le fanciulle sono cresciute e il calendario è stato abbandonato ormai da qualche anno.
Se non fosse che proprio ieri la più piccola mi ha squadrato severa apostrofandomi: "Tu, com'è che non ce lo hai più fatto il calendario dell'Avvento?", subito rintuzzata dalle sue sorelle, cui non par vero di rivendicar qualcosa.
Ecco dunque cosa dovrò escogitarmi già stamane.
Ma ormai son cresciute per la caramellina, no?

mercoledì 25 settembre 2013

[Ir]rilevante

Compagni di viaggio. Qualcuno te lo scegli, qualcuno ti capita. E a me questa volta ne è capitato uno davvero insopportabile.
Mi irrita, ecco. Tignosino, puntigliosino, pretenziosino. Con quella punta di saccenteria che ha il potere di farmi venire l'orticaria.
Per fortuna non sono obbligata a trascorrere con lui anche i momenti liberi di questo viaggio di lavoro.
Di conseguenza, come prima cosa negativa della settimana posso dire che siamo ancora a livello di "irrilevante".
La seconda e la terza lo sono ancor di più, posto che vi siano.
Forse un po' di eccesso di junk sul fronte food, soprattutto quando si tratta degli orribili lunch box di mezzogiorno. Compensati però da un paio di cene - una di carne e una di pesce - davvero meravigliose.
E poi si è rotto il frigorifero.
A casa.
Mentre io sono OltreOceano.
Questo significa che la gestione della prima fase della rogna non è stata mia. Mi preoccuperò della scelta del nuovo frigo al rientro. Con calma.
Cosa dicevo?
I-r-r-i-l-e-v-a-n-te.

domenica 16 giugno 2013

I Cibi di una Volta - Fegato / Pollo e Patate

Come dite? Che il fegato era il tema di ieri? Vi va bene, dai. Due al prezzo di uno. Anzi. Di una. Lettura, naturalmente.

Ieri ho avuto fegato. Ho invitato il padre delle mie figlie a venire con noi per una seduta di shopping intensivo con le donne di casa, necessaria per rimpannucciate le fanciulle in fiore, ora che l'estate è davvero arrivata. E lui ha avuto ancor più fegato di me, accettando l'invito.
Il risultato è che alla fine di un giro estenuante in cerca di calzoncini, magliette, costumini, l'unica che è tornata a casa a mani vuote sono stata io. Qualcosa non deve aver funzionato temo.

Ah non era questo il fegato cui si pensava?
L'altro mi piace in tutte le sue declinazioni, che sia alla veneta, con tante cipolla, che sia semplice al burro, o ancor meglio insieme ad altre interiora, cuore, polmoni, rognoni, in un piatto sicuramente povero ma succulento. E vogliamo parlare del paté di fegato e dei crostini di fegato alla toscana? Questa è l'unica declinazione accettata dalle mie figlie, però devo dire che non conosco quasi nessuno appassionato di fegato fin da bambino, per cui nutro ancora speranze.

Quanto al pollo con le patate, purché al forno e con tanti profumi, fa davvero festa. E il fatto che vada servito caldo appena tolto al forno ne fa un menù tipicamente domenicale.
Ma io oggi preparo la pasta con le melanzane, ed è ora che vada a friggerle!

giovedì 13 giugno 2013

I Cibi di Una Volta - Gnocchi (ma anche la Trippa ha un suo perché)


In casa mia si son sempre detti I Gnocchi e la Crusca abbia pietà di noi. Del resto il dialetto non perdona e anche se non lo si parla in casa, qualcosa resta sempre.
Sempre fatti in casa: ho ceduto ogni tanto al fascino del banco del fresco al supermercato, salvo ritrovarmi mappazze insapori nei piatti.
La ritualità del gnocco però è legata alle mie estati bambina in montagna con i nonni, quando i gnocchi si facevano più spesso il venerdì, trucco sapientemente escogitato dalla nonna per conciliare la prelibatezza di metà settimana con il rispetto del magro in tempi in cui il pesce nelle Prealpi Bergamasche non era consueto.
E il rito iniziava al mattino quando venivo spedita in paese a comprare un paio di chili di patate per gnocchi, che il verduraio pesava velocemente sulla stadera. Le patate venivano bollite con la buccia, quindi guai a far tardi con gli amici, se no si saltava il giro, spellate roventi e poi passate al passapatate.
Nella purea rovente, la farina bianca era soprattutto un tocco di frescura, per poi procedere a un impasto veloce, ché non si doveva lavorare troppo. Mai messo l'uovo, ecco.
E poi io e mio fratello a fare la gara dei bisciolini, per poi passare i gnocchi sui rebbi della forchetta, componendo le dosi di ciascun commensale direttamente sul piatto infarinato.
Poi si puliva il tutto, si apparecchiava, e la nonna procedeva nel rito finale. Un piatto alla volta, li raccoglieva col mestolo bucato e li irrorava con burro fuso e salvia. Perché è così che li ho sempre mangiati.
In vacanza con i miei avevo poi scoperto quelli alla sorrentina, altra prelibatezza, ma ancora oggi i miei gnocchi sono bianchi.
Ho solo un problema: sono stufa di vedere lo sguardo stolido del fruttivendolo al mercato quando gli chiedo le patate per gnocchi. Non mi può rispondere, semplicemente, "patate".

Quanto alla trippa, io opto in genere per quella alla parmigiana, mentre mia mamma almeno un paio di volte in inverno fa la busecca. Più brodosa dell'altra, aggiunge a trippa e foiolo anche i fagioli.

martedì 11 giugno 2013

lunedì 10 giugno 2013

sabato 8 giugno 2013

Casalinghitudini Antiche - Visite





Sono di una generazione che non ha conosciuto le visite di cui parlava Colette Rosselli. Quelle in cui ci si preannunciava o ci si invitava con adeguato anticipo, quelle per le quali non ci si poteva presentare - e comunque mai a mani vuote - prima di una certa ora né ci si poteva trattenere dopo un'altra, quelle nel salotto buono di casa, con o senza copertura di cellophane sulle sedie. Grazie al cielo no.
Già per i miei genitori, le visite e gli inviti sono sempre stati quelli del cuore, dettati dal desiderio di incontrare parenti o amici di famiglia più che dal peso della circostanza.
E così è per me. Casa è sempre aperta per amici e parenti e non è raro che amici e parenti si conoscano ormai talmente bene da far si che le condizioni per incontri comuni siano tutt'altro che rare.
Con gli amici, va da sé, la formula è quantomai semplice - "Da noi o da voi?", mentre è chiaro che con i parenti più anziani il riguardo del preavviso sia solo per accertarsi che umore e salute consentano le visite.
Da ragazzi era lo stesso. Mia madre non ha mai posto veti all'andirivieni degli amici, né a inviti a cena improvvisati, e nemmeno, devo dire, veti ci son stati posti dagli altri genitori del gruppo. Ed è forse per questo che ci consideriamo come una grande famiglia allargatissima.
Mia madre ricorda ancora il mese di luglio del 1982, quando lei e il papà partirono per quindici giorni di vacanza lasciando la nonna, che all'epoca aveva 83 anni, alle cure mie e di mio fratello. In realtà ci curavamo a vicenda, ma questa è un'altra storia.
Pensando di fare cosa furba, decisero di rientrare proprio la sera dell'11 luglio, nella certezza di non trovare traffico verso Milano.
Traffico non ne trovarono, in effetti, e quel che videro entrando in casa fu una sala invasa da una ventina di ventenni, la nonna in mezzo seduta in poltrona, e un tifo scatenato al secondo gol di Tardelli e il delirio dopo quello di Altobelli. Il resto è storia, compresa una bandiera cucita lì per lì, e la mitica spaghettata dopo la festa in piazza.
Forse non era una visita convenzionale, secondo l'antico senso del termine. Di certo lo fu a sorpresa.



«Palla al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, evviva è finita! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!» [Nando Martellini - 11 luglio 1982]

p.s. Mi sono resa conto adesso del fatto che noi non vincemmo contro la Germania, bensì contro la Germania Ovest. Quanto tempo è passato eh?

venerdì 7 giugno 2013

Casalinghitudini Antiche - La Cucina

Come quello precedente, anche questo appartiene alla serie dei post a tema. Il come, il chi e il perché si trovano qui




Quando costruimmo casa, la mia richiesta fu quella della cucina grande. E con il geometra fu una lotta a colpi di centimetri conquistare pezzi di spazio rispetto alla sala. Oggi, a venti anni di distanza, resto convinta che quella quarantina di centimetri, ma anche venti, in più, non avrebbero guastato, nonostante non sia certo un ambiente angusto.
Ma in cucina, che d'estate si apre giusto giusto sul giardino, si fa tutto. Si chiacchiera, si pasticcia, si studia, si lavora, ci si ferma con gli amici, ci si chiude, ci si apre. Ci si bevono caffè e infinite tazze di the. Si fanno andare forni, bollitori, mixer e vaporiere. E naturalmente ci si mangia.
E' questa la parte più casalinga di me. Quella che attiene a cibo e cucina.
In cucina mi sono fatta mettere una mensola lungo tutta una parete solo con i libri a tema, che consulto nonostante GialloZafferano sul pc, il frigo rischia di ribaltarsi a furia di calamite, e soffro di una forma di attrazione compulsiva nei confronti degli attrezzi del mestiere.
Mi piace cucinare e sono caduta mani e piedi nella classica ritualità che contestavo a mia madre: "Cosa volete per cena"?

giovedì 6 giugno 2013

Casalinghitudini Antiche - Pulizie di Fondo


Il Leone d'Inverno - Catherne Hepburn - Eleonora d'Aquitania - Leonora dal greco èleos, compassione. Appunto. 

Qualcuno ha i santi in Paradiso. Io ce l'ho in terra. Santa Leonora d'Albania da oltre 10 anni ha preso in mano le redini della mia casa e supplisce a tutto quanto la mia inettitudine e la mia mancanza di tempo mi impediscono di fare.
L'alibi c'è e buono pure: tre figlie, un lavoro a tempo pieno con trasferte frequenti, un marito perennemente in viaggio, davanti a me due scelte, escludendo naturalmente l'opzione di lasciare andare in malora tutto: o mi rassegnavo a fine settimana da incubo, con stracci e aspirapolvere sempre tra i piedi, oppure chiedevo aiuto. E l'aiuto è arrivato.
Lei è meravigliosa. Nel momento stesso in cui le ho dato carta bianca - praticamente il terzo giorno che l'ho vista bazzicare per casa - si è presa cura delle mie cose come io non saprei fare. Ogni tanto trovo i suoi "pizzini": Settimana prossima inizio pulizie di fino - Ho pulito frigorifero e sbrinato congelatore - Le tende sono giù da lavare - Ho cambiato il posto dei piatti perché è più comodo così.
E ha ragione lei, sia chiaro. E' davvero più comodo così.
E poi, diciamocela tutta. Dire alle figlie, Ma insomma, rispettate il lavoro della Leonora! trova orecchie più disponibili che un banalissimo Rispettate la fatica di vostra madre, no?