martedì 31 dicembre 2013

Classific[azioni] di fine anno

"Le strade erano piene di movimento e le botteghe erano ricoperte dei loro ornamenti più gai e più festosi. L'anno vecchio era giunto alle sue ultime ore di vita; dopo aver compiuto il suo dovere fino all'ultimo, curvava ora la testa stanca aspettando la morte e chiedendo soltanto che il mondo si ricordasse dei suoi giorni di lavoro e di sofferenza e che lo lasciasse morire in pace. Ma gli uomini ingrati non si ricordavano già più di lui ed erano ormai occupati soltanto ad accogliere, con tutti gli onori, il nuovo anno che stava per nascere". (Racconto di Capodanno, C. Dickens)


Mi era venuta l'idea di fare una classifica dei libri  letti, dei film visti, dei luoghi visitati, delle canzoni ascoltate, un po' come si usa in questi ultimi giorni dell'anno. Però mi sono persa subito all'inizio. Anche perché quando ho provato a confrontare una mia classifica ideale con una di quelle pubblicate sui quotidiani, di fatto mi sono ritrovata fuori scala.
Qualcosa, di questo 2013 mi piacerebbe però condividere con chi passa di qui.
E così ho pensato a un libro.
Non un libro da classifica, non un libro pubblicato quest'anno, non una pietra miliare. Semplicemente un piccolo, piacevolissimo romanzo, edito nel 2012, che mi ha regalato momenti di leggerezza e piacere.
Come un cioccolatino da scartare in questi giorni di festa.
Si intitola "I dieci figli che la Signora Ming non ha mai avuto", di Eric-Emmanuel Schmitt, lo stesso di "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano" e "Piccoli crimini coniugali".
Ve lo consiglio.
E che sia un anno sereno per tutti noi.

p.s. Per chi legge in elettronico, se vi interessa.. basta chiedere :)


Io e la mamma

Non è che sia una tradizione, però tutto sommato non vedo cosa ci sia di male nel farla diventare tale.
Da qualche anno ormai, durante le feste di Natale io e mia madre ci concediamo una passeggiata, di quelle senza meta e senza obiettivi, per Milano.
Niente shopping, niente mostre, niente musei: semplicemente camminare guardandoci in giro.
Abbiamo iniziato qualche anno fa, e la scusa era vedere l'albero in Duomo, le luci della Galleria, l'illuminazione nel Quadrilatero, l'allestimento da via Dante su verso il Castello.
Quest'anno, come l'anno scorso, la meta è stata l'area di Porta Nuova, partendo da Piazza Gae Aulenti, per poi risalire su verso corso Garibaldi fino a largo La Foppa. Una zona nella quale il connubio tra il vecchio e il nuovo raggiunge l'apoteosi, tra grattacieli in vetro e corti restaurate.
A noi questa volta si è aggregata la mia amica Juana, che non aveva ancora visto il nuovo quartiere.
Così abbiamo preso il nostro trenino, non senza aver prima assistito alla schermaglia tra mia madre e l'addetta della biglietteria che le chiedeva l'età, per emetterle il biglietto ridotto, salvo vederla poi uscire tronfia e fiera dei suoi 80 (oggi 81, auguri mamma!) anni, dal momento che la riduzione scatta a 65.
E poi a zonzo, con il naso all'insù, con l'indice teso a indicar qualcosa, con mia madre che ricordava la Milano di quando era ragazza lei.
Poi una visita alla Chiesa di Santa Maria Incoronata, all'inizio di Corso di Garibaldi, nella quale il presepe allestito ricorda una dolorosa Natività migrante, e, giusto per sano contrasto, un tuffo nel design del lusso in Corso Como 10.
In Largo La Foppa un bel dietro front! e lento pede siamo tornate alla base.
Non senza concederci un bel caffè con panna in Feltrinelli Red (Read Eat Dream), che fa tanto signore bene.

domenica 29 dicembre 2013

Philomena, ovvero spoiling librario



Complice una imperdibile offerta Amazon, il giorno di Natale ho acquistato il libro dal quale è tratto il film Philomena, scritto da Martin Sixsmith.
E visto che il consorte è un po' fuori gioco in questi giorni, mi sono rassegnata ad aspettare il cineforum per la visione del film, anticipandola con la lettura del libro.
Mea culpa, lo ammetto, non avevo idea che si trattasse di una storia vera. E per lo stesso motivo non immaginavo che si trattasse di una forma di inchiesta giornalistica, nella quale si intrecciano due storie, che gridano entrambe vendetta al cielo: da un lato quella delle Maddalene irlandesi, le ragazze madri ospitate nei conventi e costrette non solo a espiare le colpe della loro "immoralità" con duro lavoro e umiliazioni, ma soprattutto a rinunciare per sempre ai loro figli, dall'altro il colpevole silenzio di cui si macchiò l'amministrazione americana quando l'Aids cominciò a mostrarsi in tutta la sua terribile viralità.
In entrambi i casi, l'autore mette in luce le fortissime responsabilità dei Governi, quello irlandese da un lato e quello americano dall'altro, nel nascondere e nel negare ciò che era accaduto o stava accadendo.
Le adozioni concesse dietro laute prebende a facoltosi americani, la totale assenza di volontà nel sostenere e finanziare la ricerca medica e farmacologica per curare una malattia che faceva comodo classificare come punizione divina.
A fare da collante tra queste due tematiche, la drammatica ricerca dell'identità perduta del protagonista, che nel libro, credo probabilmente più che nel film, è Anthony/Michael, il figlio perduto di Philomena.
Nell'insieme un trattato di storia, se pure romanzato, che rimanda alle figure di Eamon de Valera, LBJ (Lindon B. Johnson), Carter, Reagan, Bush e a un passato davvero molto vicino.
A livello cinematografico, la lettura del libro mi ha facilmente ricordato sia Magdalene, di Peter Mullan, sia Philadelphia, per ovvi ed evidenti motivi.
In ogni caso interessante.

p.s. Una recensione interessante di Philomena si può leggere sul blog di Poison, qui. 

sabato 28 dicembre 2013

Liberamente, quanto?

Riprendo, dopo il black-out festivo (altro che le 30 ore di Cortina D'Ampezzo!), dedicato a una full immersion in affetti, cucine, tavole e giochi in famiglia.
Chiedo scusa a chi è stato così gentile da lasciare qui o altrove un pensiero per me, cercherò di farmi perdonare prima della fine dell'anno. :)




Quando l'abbiamo sentito per radio e letto sul giornale non abbiamo avuto mezzo dubbio. Per noi amiche, che i quattro libri di Agnes Browne li abbiamo divorati, ce li siamo scambiati, li abbiamo letti in contemporanea, ridendo delle stesse battute, commuovendoci agli stessi passaggi, citandoci vicendevolmente brani e situazioni, l'idea di una trasposizione teatrale del personaggio nato dalla penna di Brendan O'Carrol era ghiotta quanto un panettone la vigilia di Natale.
Così a inizio mese abbiamo prenotato. Una serata per sei. Niente mariti né figli. Un gineceo, per farla breve.
Una serata durante le vacanze di Natale, per di più. Come dire una festa nella festa.
E questa sera era LA sera fissata.
Garrule come sei Signore Fletcher, abbiamo preso il nostro trenino con sufficiente anticipo da garantirci anche un caffè sedute nel bar antistante il teatro.
E un quarto d'ora prima dell'inizio eravamo belle sedute ai nostri posti, in trepidante attesa davanti a una scena aperta che già prometteva faville.
E invece....
Che delusione.
Va bene. C'era scritto "liberamente tratto", e del resto condensare in uno spettacolo teatrale un lavoro in quattro libri non sarebbe stato possibile se non operando libere scelte sugli elementi da portate in scena, e su come correlarli in un unicum narrativo.
Va bene. C'era scritto che ad accompagnare la protagonista in scena ci sarebbe stato un gruppo musicale, ma lo pensavamo strettamente connesso alle atmosfere irlandesi che permeano la storia.
Va bene. C'era anche scritto nella sinossi che l'autrice avrebbe cercato di creare un fil-rouge tra il mondo di Agnes e un certo mondo che cinquant'anni fa popolava i mercati del pesce della Romagna. Ed è forse questo l'elemento più riuscito dello spettacolo.
Perché per il resto siamo rimaste davvero perplesse. Poca storia e male accrocchiata. Troppa musica e mal contestualizzata. Quasi un cabaret in musica, di per sé nemmeno troppo malvagio, se non fosse che nessuna di noi era convinta di aver preso i biglietti per Zelig.
Resta la bella serata tra di noi, che prima della fine dell'anno fa comunque bene.

domenica 22 dicembre 2013

Calendario dell'Avvento - 21 e 22

(un Calendario dell'Avvento in forma di post: ci ha pensato Ody, io ho aderito insieme. Per sapere come funziona e chi altri vi sta prendendo parte, basta seguire il link. L'adesione è libera, anche randomica, anche a calendario iniziato)

Ormai ci siamo, quasi. E' adesso che cominciano i preparativi veri e propri. Quelli un filino più pragmatici.
Ma è anche il momento di qualche rituale in più con gli amici. Come il concerto Gospel questa sera, immancabile da qualche anno ormai. Domani sera è la "nostra" serata degli auguri, e io mi pregusto almeno un paio di facce sorprese. E poi via con i momenti di tutta la famiglia riunita.

Per l'amica amante di tutto ciò che sa di oriente, un ciondolo "chiamangeli" in scatolina di legno intagliata. Per l'amica che adora cucinare, un portaspezie già addobbato con una serie di aromi insoliti, portati da mio fratello dall'Iran.

Mi sono un po' arrovellata in questi giorni, perché avendo saltato il mio viaggio londinese di dicembre, e avendo qualcun altro saltato il suo in Germania, siamo rimasti a secco sia di Christmas Pudding, sia di Stollen, che di solito allietano la nostra tavola del 26 (quella con tutta la famiglia, incluse le zie, e un gran bollito a calmare gli eccessi dei giorni precedenti).
E alla fine ho deciso di cimentarmi nei mince pies. Gli ingredienti li ho tutti. Domani preparo il ripieno e il 26 li inforno.
Sarà una bella novità.
Ieri, intanto, è iniziato l'inverno. Casomai non lo si sapesse ancora, ci ha pensato Google a celebrarlo.
Così:


venerdì 20 dicembre 2013

Calendario dell'Avvento - 20


Questo è un post ad personam. E' un post dedicato a un'amica che oggi ha ricevuto una risposta che aspettava. Anzi, LA risposta che aspettava. E che potrebbe cambiarle la vita, in meglio per fortuna.
Ma siccome la conosco, so anche che dopo la gioia di oggi arriverà la paura, arriverà l'ansia, arriverà il timore di non farcela.
Per questo, il mio 20 dicembre porta l'augurio di tutta la serenità necessaria per affrontare la sua natività.
(altrimenti mi sente!)

giovedì 19 dicembre 2013

Calendario dell'Avvento - 19

Scrivo al volo, perché mancano pochi minuti alla mezzanotte e non voglio sconfinare a domani.
Poi ci aggiungerò le foto e tutto il resto.

Oggi Babbo Natale ha fatto capolino in ufficio, complice il fatto che qualcuno domani è già in ferie e qualcuno è in solidarietà.
Ecco il pensiero della mia compagna di banco, quella che divide con me e un altro collega la nostra isola tripartita. Naturalmente tutto fatto da lei, incluso il libro che il gufo tiene sotto l'aluccia. Per altro uno dei romanzi più belli di questo 2013.

Confesso di essermi un po' commossa. Perché ci ha messo tempo e cuore. Le due cose più preziose che ci siano.
p.s. Non sono stata la sola fortunata destinataria del lavoro delle sue mani d'oro. Ecco i compagni di viaggio del mio gufo