giovedì 28 gennaio 2010

Pugni

Un pugno nello stomaco Il nastro bianco di Michael Haneke. Duro e senza via d'uscita, perché via d'uscita non c'è. E noi già lo sappiamo, perché la storia ce lo ha insegnato tutto quel che è accaduto dopo. Poi, siccome il nostro è un cineforum di quelli veri, dove alla fine si discute cioè, ci siam cascati tutti in quella inevitabile spirale del "colpevoli ma non responsabili", che uno deve scegliere se è in qualche modo assolutorio o in realtà si trasforma in una condanna senza appello.

Terribile, poi, la scena finale, nella quale il pulpito
- posto che di pulpito si possa parlare -
è lasciato a chi guarda,
in quel silenzio assordante di una colonna sonora che non c'è.
Senza parole.
Anzi una: bello.

mercoledì 27 gennaio 2010

Talent sciò

Ma se proprio doveva darle il compensino,
non poteva darglielo a spese di Mediaset, invece che caricarlo sul canone mio?
(e tuo, e suo e vostro e loro)


˙ıpuɐllɐq ıqıq oʇʇǝp ɐɥ,l
˙oʇuoɔ ıp ɹɐɟ ǝ ǝɹǝʌıɹɔs ɹǝdɐs ıp ǝɥɔuɐ ıɹɐƃɐɯ
˙ǝɹɐllɐq ǝ ǝɹɐʇuɐɔ ɹǝdɐs ıp ǝɹɐɹʇsoɯıp àɹʌop
˙ɐuǝɹǝs oʇs ǝnbunɯoɔ

martedì 26 gennaio 2010

In Barca

Trovarsi a cena in una tavolata di sconosciuti non è in genere la cosa che amo di più. A volte mi tocca e me ne faccio una ragione. È l'all inclusive del viaggio di lavoro. Ed è carino in fondo vedere come una decina di persone che mai si son viste prima cerchino di fare del proprio meglio per trovare un terreno comune e poco insidioso per intavolare una conversazione che non sia solo lavorativa. In attesa che il vino faccia il suo dovere cioè.
Ieri sera si è parlato di disastri aerei. Bello bello.

In compenso l'alba sul mare di Barcellona era bellissima, questa mattina.

giovedì 21 gennaio 2010

Rivelazioni e Conferme

1) Si può fare un buon film anche indugiando
sui cliché fatti di pastarelle e guantiere domenicali.
2) Valeria Golino ce l'ha fatta a guarire dal birignao.
E visto che non fa più la figa è anche più bella di quando la faceva.
3) C'è una speranza anche per Riccardo Scamarcio.
4) Non ce n'è nessuna per Anna Falchi.
5) Si può scegliere un attor giovane, anzi giovanissimo
senza farne un odioso emulo di Salvatore Cascio .
6) Si può piangere alla fine di un film
senza che questi sia per forza Love Story
7) Sergio Rubini è bravo davanti e dietro la macchina da presa.
8) Si può indovinare cosa succede a un certo punto della pellicola,
senza però capire il come quella certa cosa è successa
fino alla fine del film.
E non esserne nemmeno delusi.
Anzi.

Ieri sera il menu del cineforum prevedeva L'Uomo nero.
L'ho gustato come si gusta qualcosa
che si assapora poco alla volta.
Senza ingordigia.
Alzandosi da tavola riconciliati, in qualche modo,
con se stessi, prima che con il mondo.

martedì 19 gennaio 2010

Sticastico post. Reprise

Non mi ci ero ancora imbattuta. Ma l'ho trovato su Macchianera.
Mirabile, nella sua nefandezza.
Mica potevo non condividerlo, no?




Opinabilità

Ieri S. ha partecipato a un incontro organizzato dalla Regione per "festeggiare", si fa per dire, gli studenti che lo scorso anno hanno riportato le medie migliori. Una volta gli davano un piccolo premio in denaro, poca cosa, ma un paio di libri ci scappavano sempre. Adesso con le cinghie tirate non si può più, e va bene anche la mattinata-evento. Ora, va bene che non vuoi farli sentire proprio secchioni, questi ragazzi, però chiamare ad allietar la giornata qualche residuo di Amici, che ha pure candidamente ammesso di aver lasciato la scuola per prender parte al programma mi sembra come minimo un controsenso.
Comunque, la sintesi della parte "seria" dell'evento, per bocca di Emma Marcegaglia e di un ricercatore del Mit di Boston, è questa: andatevene dall'Italia, andate a studiare altrove. Poi, semmai, tornate. Sempre che ne abbiate ancora voglia, ecco. Formigoni, così mi han detto, non è che fosse proprio felice. Ma intanto ha avuto il suo bel palcoscenico per snocciolare l'indirizzo del suo sito e per un minispot elettorale. Si sa mai. Questi votano, tra un po'.

venerdì 15 gennaio 2010

Cambia.menti


Non so se c'è un nesso causa-effetto o se è solo una questione temporale. Fatt'è che da quando lui ne ha parlato, i manifesti di Penati per le regionali sono comparsi anche sulla mia strada. In forma di cartelloni da seimetripertre. Mica pizza e fichi, voglio dire. Comunque ci riflettevo, su quella immagine. Che anche la mia macchina, che qualcuno si ostina a chiamare furgone, ci ha la sesta marcia. E io la uso quando ho raggiunto la velocità di crociera e non ho guizzi e scatti che mi passan per il cervello. Una marcia di riposo, ecco. Ora, voglio dire, non è che proprio il Pd in Lombardia abbia bisogno di star lì a riposare. Una quarta sarebbe stata più simbolica. Forse. A meno che, la sesta marcia, non sia semplicemente un manifesto programmatico. Dopo aver perso le elezioni, Penati ha già prenotato una comoda cabina sulla Costa Fortuna.

giovedì 14 gennaio 2010

Via Solferino

Vorrei intrufolarmi nella mensa di via Solferino, oggi,
perché secondo me l'autore di questa perla se ne starà lì, crocefisso al muro,
dopo esser stato adeguatamente fustigato dal diretur.
Però "il ritorno giocoso del cardigan" non è male, come titolo.
E poi Steve stava proprio giocando,
nel suo cardinganino d'antan.



Gazpacho[s]

Ieri sera ho visto quello di Penelope, remake (si può definire un remake? è un po' più di una citazione) di quello di Carmen. Certo, è un Almodóvar di tono più melo.drammatico, quello degli Abbracci Spezzati. Dove il melò smorza complessivamente i toni, sia quelli drammatici, sia quelli ironici che sarcastici non diventano mai. Però è vero. A fine proiezione m'è venuta voglia di una retrospettiva. Perché Pepi e le altre mancano un po'. Nonostante questo film io l'abbia trovato piacevole.
(Nonostante la scomodità delle poltrone del cineforum, l'effetto abbiocco non c'è stato.
E non credo sia stato merito solo dei due caffè presi prima dell'inizio della proiezione).

martedì 12 gennaio 2010

Musicherie

Il fisarmonicista del metro sta suonando con tutto l'entusiasmo che può e che sa O Bella Ciao.
La gente sorride. E sento un tintinnar di monetine. Cosa rara di questi tempi e in questi luoghi.
Potenza della musica. Di certa musica.

lunedì 11 gennaio 2010

Coloreria

Nella casella di posta di Facebook ne avrò una decina di inviti a scrivere nel mio status il colore del mio reggiseno. Che poi potrei scrivere qualunque cosa, sfido chiunque a venire a verificare. Perché son fatti miei, fondamentalmente. Perché non me ne frega una cyppa di condividerli con chicchessia. E perché odio visceralmente l'ammiccamento che ne consegue.
"Nero" "mmmhhh sexy". Ma sexy de che. Potrebbe essere un Playtex superrinforzato, che argina la forza di gravità, ma temo metta a tacere anche i più focosi ardori.
Va beh, divago. Comunque questa cosa non l'ho condivisa, come non faccio con una quantità di altri appelli che solo a starci dietro sarebbe un lavoro a tempo pieno. E io tutto sto tempo non ce l'ho. Poi salta fuori che questa faccenda dei colori forse è una campagna lanciata da un gruppo di donne di Detroit per sensibilizzare sulla prevenzione del tumore al seno. Forse. O forse no. Forse è solo una bufala. Un po' irrancidita, a dire il vero.
Poi lo chiamano marketing virale. Che palle.

Ufficialità

Questa è un'azienda no smoking. Più o meno come tutti gli uffici nei quali non si può fumare, per legge prima ancora che per convinzione. Ci son le scale esterne, le antincendio per dire, sulle quali si abbarbicano intabarrati in sciarpe e cappotti quelli che proprio non riescono a farne a meno. Oppure i bagni. Nei quali qualche collega più freddolosa si nasconde, senza considerare che farsi una sigaretta in un loculo di un metro per un metro senza finestra non è esattamente passare inosservati. E spruzzare mezzo flacone di deodorante sopra l'odor di fumo non è che renda la cosa più sopportabile. Per dire eh.

Ap.punti

martedì 5 gennaio 2010

Pigrizierie

Con la storia del Kindle sì, Kindle no, Kindle forse, ma dai aspettiamo, alla fine la lista dei libri per Bienne io quest'anno non l'avevo preparata. E comunque nessuno me l'ha neppure chiesta. A dire il vero un paio di libri incominciati o ancora da incominciare sul comodino ci sono, ma evidentemente non sono io nel mood giusto per prenderli in mano. Così, i miei pigrissimi pomeriggi li ho passati rileggendo ciò che avevo in realtà già letto e che da un pezzo non riprendevo più in mano. Con qualche senso di colpa, come la moglie con il marito un po' trascurato, perché tanto eran lì. Già letti. Acquisiti. Scontati quasi. Come Animal Farm, che saran passati vent'anni dall'ultima volta. O Casa di Bambola, che la storia di Nora io alle mie figlie glie l'avevo pure raccontata, aneddoti salottieri inclusi, o Colazione da Tiffany, soprattutto dopo aver ri.visto il film e aver cancellato la pubblicità dalla memoria.

A una delle mostre è stato regalato Zia Mame. Son curiosa, confesso, anche se l'averne fatto un caso letterario mi mette un po' paura. E mi rende diffidente.

lunedì 4 gennaio 2010

Prospettive

Perché adesso ci triturano i maroni sul come tornare in forma dopo le feste. E la ginnastichina, e il brodino e la verdurina, tanta frutta, via via via tutti i dolci e affoghiamoci nei sensi di colpa.
Come se il problema fossero i chili presi da Natale a Capodanno.
E non gli undici mesi che poi passano da Capodanno al Natale successivo.
Pfui.

domenica 3 gennaio 2010

Scaramanticherie

Però poi, alla fine, quando alla mezzanotte mancavano pochi minuti e noi ovviamente eravamo tutt'altro che pronti, affaccendati come eravamo in chiacchierevoli faccende, ci siamo accorti che il vischio ce l'eravamo proprio dimenticato. Lenticchie, melograno, frutta secca, persino uva e fagioli comparivano sul desco. Ma il vischio, sotto la porta, non c'era. Ed è così che ci siamo riscoperti simbolisti.

Comunque il fatto che tutti, per la prima volta in decenni, ci siamo augurati che questo 2010 sia migliore del 2009 credo sia la prova provata che di annus horribilis si è davvero trattato. Poi uno può anche evitare i latinismi e buttarsi sul francese à la Cambronne. Ma il senso sempre quello resta.