martedì 30 marzo 2010

Tranvata

Ora, che la balena bianca veneta si sarebbe rivolta a Zaia io l'avevo messo in conto. Facile profeta, non so quanto lo dessero i bookmaker ma non credo ci fosse proprio storia.
Ma che il Piemonte sia stato capace di scegliere Cota per me va oltre ogni comprensione. No, dico. Cota. Che solo sentirlo parlare mi viene il nervoso, a prescindere da quel che dica. Posto che siano pensieri di senso compiuto quelli che tenta di esprimere. Ricordano di più le filastrocche ripetute ai corsi di dizione per togliere i difetti ai blesi. Cota. Bah. questo Cota qui, voglio dire.


Comunque noi, in Lombardia, ci abbiamo pure la trota, il figlio di.
 E non è cosa di cui andarne fieri. Per niente.
Voglio emigrare.

lunedì 29 marzo 2010

Non c'è più cacciagione

In questa pausa, meravigliosa pausa, che precede l'inevitabile delirio di pensieri-parole-opere-e-di-certo-tante-omissioni che scatterà alle ore 15.00, resta lo spazio per un interrogativo. Non so quanto angoscioso, ma di certo molto inquietante.
Che ci fa un ricettario in cima alla classifica dei libri più venduti della settimana?
Scritto dalla Parodi, per di più.
Manco fosse Bocuse. 

venerdì 26 marzo 2010

Ailaik

Però l'ailaik alla sospensione di Feltri l'avrei anche messo, se l'Odg della Lombardia avesse un profilo su Facebook. Son solo pochi sei mesi per tutte le sue nefandezze.

Zitellitudine

Che forse io ci ho l'animo della zitella, quella acida e con la crocchia malfatta. Però ho le idiosincrasie e mi aumentano per di più.
Così nella lista dei miei insopportabilia rientrano adesso tutte le condivisioni del libro con la faccia. A partire dagli aforismi, che diventan frasi fatte dal tanto son banalizzati, per passare alle citazioni filmiche, che almeno ne avessero visti la metà dei film che citano potrebbero quasi farsene un vanto. E poi le frasi delle canzoni, quelle di Homer Simpson e quelle di Jim Morrison, pace all'anima sua. Un crescendo insopportabile di un citarsi addosso stucchevole, segno dell'irrimediabile fine del pensiero autonomo. E stamane non sopporto nemmeno i continui rimandi all'evento di Santoro di ieri. Che chi l'ha visto l'ha visto da sé, chi non voleva non ha nemmeno dovuto evitarlo, e chi non ce l'ha fatta ha millecento modi per recuperarlo online. E invece no. Come i bambini usciti dal cinema, che veston di "ti ricordi" le battute appena ascoltate, è tutto un proliferar di link e di ailaik. Tutti uguali. Come quelli che dicono c'ero anch'io. E cara grazia che non si son fotografati nell'attimo fuggente. Casomai uno non ci credesse. Aidontlaik.

mercoledì 24 marzo 2010

On the Frecciarossa

Ovvero, letterina a Trenitalia.
Cara Trenitalia, passi che mi fai pagare 41 eurini all'andata e 41 eurini al ritorno per arrivare a Bologna in un'ora col tuo Frecciarossa, e per fortuna che non son spese a carico mio. Però, cara Trenitalia, puoi evitare di includere nel salatissimo prezzo anche la pubblicità occulta e quella palese? Mi fa piacere che alla partenza i passeggeri della prima classe, tra i quali non son seduta in questo istante, ricevano un rinfresco di benvenuto, giornale a loro scelta incluso. Però che contributo ne hai, tu, nel comunicare urbi et orbi che il succo che mescerai è proprio quello della Santal? E soprattutto, quanto ha pagato la Regione Calabria per piazzare Gattuso con la sua mano sul cuore sulle porte che separano i vagoni? E guarda che a me Gattuso mi sta pure simpatico eh.
Però, vorrei dire, o mi fai lo sconticino, per tutta questa pubblicità, oppure vorrei esserne dispensata. Trova altri modi per appianare i tuoi debiti. Ho detto.

lunedì 22 marzo 2010

Kubrick, the other way

Nuntio vobis gaudium magnum.
Dopo McCurry, e l'infinito prolungamento
di una mostra che a me è davvero piaciuta,
lo stesso spazio si prepara a ospitare un altro grande. 

venerdì 19 marzo 2010

Linguisticherie

Che poi il problema è che non capisco niente, ma proprio niente niente con tutte quelle consonanti e quelle vocali con la umlaut che non so nemmeno come si pronunciano. Priva di punti di riferimento mi guardo in giro affidandomi ai disegnini sui cartelli. La donnina sulla porta del bagno è sempre la stessa. E poi loro parlano tutti inglese e mi traducono anche il menu, giusto per evitar le barbabietole.
Comunque il corso accelerato che mi fece il coinquilino finlandese quando abitavo in Austria mi confermano funzioni ancora.
Mennaan kalialle, posto che si scriva così, vale sempre. Let's have a beer. Come farsi degli amici in fretta.

Gourmet

Fedele al principio che la cucina locale merita sempre un assaggio, ho battezzato il mio arrivo in Finlandia con una zuppa di barbabietole. Io che le odio. Però era calda e i 15 gradi sotto lo zero erano ben più che una motivazione.
A sera, passeggiata sul mare ghiacciato in un paesaggio lunare.
My very first time in Suomi.

martedì 16 marzo 2010

Would You Buy a Car From This Man?

Ora, a rigor di logica, affidereste voi le vostre Finanze
(quelle con la F maiuscola per intenderci)
a un uomo che in un anno passa
da 4 milioni a 39.000 euro di reddito?

lunedì 15 marzo 2010

Scioccherie

Neh, che tonti i georgiani che ci son cascati
in quella bufala dell'invasione russa,
che Orson è ancora lì che si rotola nella tomba dalle risate. 
Pensa invece che tonti gli italiani che credono
alle bufale della ripresa, della crisi che non c'è
e dei complotti della magistratura.
E lo votano pure. 
Ops.

venerdì 12 marzo 2010

Semanticherie

Mia nonna la chiamava Standard. E io non lo capivo perché, dal momento che io la rd finale non l'avevo vista mai. Poi l'ho saputo che c'entrava Mussolini e che si era inventato una cosa che significava Società tutti articoli nazionali dell'abbigliamento. Una schifezza, cioè. Comunque su quella rd finale un po' ci discutevamo. D'altra parte, ai tempi suoi, la Standard (con la rd) stava di fronte all'Onestà. E questo la dice lunga dei tempi che erano. Comunque adesso a Milano tutte le Standa (senza la rd) sono diventate Billa e le insegne rosse sono diventate gialle. E siccome ora è una questione di marketing, ché le questioni di capitale se le son già risolte altrove, la città pullula di cartelloni che sfrizzolano al claim Bella Billa. Quando vivevo in Austria Billa voleva solo dire che costava poco. Ed era appena un po' meglio del Lidl, quando i discount erano davvero hard.

giovedì 11 marzo 2010

Gravità

Non è che io voglia proprio piangermi addosso. Che poi mi si disfa il trucco che non ho e comunque con gli occhi rossi e il naso che cola non ci faccio sta gran figura. Però il fatto che io mi alzi al mattino domandandomi "che cosa mi son dimenticata" non è che deponga proprio a mio favore. A meno che io non decida di servirmene come alibi. 

Comunque ieri sera al cineforum davano Lebanon. Un bel pugno nello stomaco, ecco, malgrado i girasoli all'inizio e alla fine del film. Sì,  ho letto anche delle polemiche che l'hanno accompagnato, il film. Però io ci ho visto davvero poco di celebrativo. Solo una gran miseria umana e la stupida crudeltà della guerra.

martedì 9 marzo 2010

Cuor di pietra

E poi succede che per una di quelle strane coincidenze che più o meno si verificano ogni tot incroci dei pianeti, ti ritrovi con un bicchiere di vino in mano, circondata da cinque persone che fan tutte parte del tuo passato. Anzi, tutte insieme fate un passato comune, e un presente fatto di strade diverse se pur concomitanti. E non hai voglia di parlare del tempo che fu. Però hai fatto un balzo indietro nel tempo. E pensi che ridevate di più allora. O forse ti piace solo crederlo.

non è vero che sono cuor di pietra. è che il mio cuore si è sciolto come il burro al sole e io odio sentirmi il groppo in gola, ecco.

sabato 6 marzo 2010

Interpretazioni

Sì, lo voglio anche io un decreto interpretativo. Lo voglio per tutte le volte che faccio qualche cazzata sul lavoro, che brucio la torta in cucina, che mi dimentico un appuntamento. Voglio un decreto tutto per me, firmato da qualcuno compiacente, che mi abbia fatto sentire il suo gelo, ma che nottetempo abbia apposto il suo nome in calce alle quelle tre regolette nuove di zecca che mi salvano la pelle e mi parano il culo. Ho detto.

Vengo al dunque. Non ho mai capito perché all'Esselunga l'unico ordine nel quale sono distribuiti libri e cd è quello delle classifiche di vendita. Me lo spiegò una volta un commesso, mentre cercavo un cd per la creatura. "Se non è tra i cento più venduti non lo teniamo". Mica sono un negozio di dischi, in effetti. Però trovare Jovanotti prima di Alicia Keys può provocare qualche turbamento. La stessa regola, su per giù, vale per i libri. E lì più che il turbamento prende lo sconforto. Perché è vero che la classifica dei primi dieci è di suo scoraggiante, ma vedere in esposizione, oltre il libro di Antonella Clerici, quello che NON parla di cucina, ecco, quello di Monica Guerritore e quello di Enrica Bonaccorti fa venire qualche dubbio interpretativo. Sul significato di scrittore.

A dire il vero resto esterrefatta anche per la permanenza in scaffale della ciofeca di Paolo Giordano. Il bluff non è che l'han capito tutti, mi sa.

mercoledì 3 marzo 2010

Oyster Boy


Dedicato a tutti coloro (e ce ne sono, oh lo so che ce ne sono, anche tra coloro che bazzicano questi bla-bla) che tra oggi e il fine settimana che si avvicina andranno a vedere Alice in Wonderland. Il mio lamento lamentoso, un po' invidioso, vi accompagni. Almeno fino a quando non ci andrò anche io. E sarà questione di giorni anche per me, lo giuro.

(per lucillachebrilla un pensierino in più. uffa, non possiamo vedercelo a milano, la prima volta che vieni?)

martedì 2 marzo 2010

Timbri




In effetti, è piuttosto inquietante pensare che a questi incapaci
possa essere affidata la gestione delle centrali nucleari in Italia.




lunedì 1 marzo 2010

Le cavallette



Giusto per dare qualche idea a Milioni

Sulla riva del fiume

Considerata l'ultima farsa romana, tra panini, gomme e ripicche,
non resta che dar ragione al vecchio adagio.
Siediti sulla riva del fiume e aspetta.

[c'è da dire che considerata l'incapacità degli amici,
conviene lasciarli fare da soli i nemici]